Non è solo un’inchiesta sull’Università telematica Unipegaso quella avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli che riguarda le pressioni esercitate sulla ministra Anna Maria Bernini per prorogare la disciplina che regolamentava gli esami a distanza. E’ un terremoto che investe la quasi totalità del sistema dell’informazione italiana, ovvero il rapporto delicatissimo e controverso tra i soldi della pubblicità e la libertà delle redazioni. Un’ipotesi devastante per la credibilità di gran parte del giornalismo.
Il primo filone dell’inchiesta coinvolge Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiuniversity ritenuto responsabile di aver esercitato pressioni, tramite il faccendiere e piduista Luigi Bisignani, sulla ministra Bernini per prorogare, appunto, la disciplina “eccezionale” che regolamentava gli esami a distanza. Sia Bisignani e sia la ministra non risultano indagati.
L’altro filone è quello più clamoroso. Tra i 22 avvisi di garanzia, l’ipotesi di accusa è corruzione, figurano, infatti, i vertici dei più importanti gruppi editoriali e testate nazionali. Nell’elenco compaiono amministratori, manager e diversi direttori o ex direttori di giornali. Le contestazioni hanno natura diversa e dovranno superare il vaglio dell’inchiesta e degli eventuali successivi procedimenti.
Il cuore dell’indagine è già contenuto nelle parole riportate nel decreto di perquisizione. Secondo gli inquirenti, il gruppo UniPegaso avrebbe cercato di ottenere una stampa favorevole attraverso una rete di rapporti con i gruppi editoriali, le concessionarie della pubblicità, i direttori di testata e agenzie di stampa. Il meccanismo ipotizzato è semplice quanto (se confermato) devastante per la credibilità dell’informazione. Attraverso la “promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari”, secondo gli investigatori si sarebbe cercato di intervenire sulla copertura giornalistica delle vicende giudiziarie riguardanti UniPegaso.
L’obiettivo? “Condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione” delle notizie sulle indagini riguardanti l’università telematica, così da limitarne le conseguenze economiche e di reputazione. Quindi, non far pubblicare una notizia falsa, bensì qualcosa di molto più sottile: intervenire sui tempi, sul peso, sulla visibilità e sulla stessa opportunità di pubblicare una notizia vera. È qui che l’inchiesta assume una dimensione che supera di gran lunga la vicenda di una singola università. Tra gli elementi contestati compare anche l’assicurazione di una «preventiva interlocuzione col gruppo Multiversity» sulle notizie che riguardavano la società. Anche questo aspetto dovrà essere valutato con estrema attenzione, perché chiedere una replica prima della pubblicazione costituisce normalmente una corretta pratica giornalistica. Ben diverso sarebbe, qualora venisse dimostrato, trasformare quella interlocuzione in uno strumento capace di incidere sulla decisione di pubblicare o meno una notizia in presenza di rapporti economici con l’editore.
L’elenco delle realtà editoriali citate negli atti
E’ una parte considerevole dell’informazione italiana. Compaiono gruppi e società collegati, a diverso titolo, a Repubblica e La Stampa, Corriere della Sera, Domani, Fanpage, Italpress, Il Foglio, Il Mattino, Il Messaggero, Il Gazzettino, Leggo, Libero, Il Sole 24 Ore, CityNews e Il Fatto Quotidiano. Tra i direttori o ex direttori indagati figurano Mario Orfeo, nella sua precedente veste di direttore di Repubblica, Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, Claudio Cerasa, direttore del Foglio, e Peter Gomez, direttore del sito del Fatto Quotidiano e condirettore del quotidiano.
Cosa scrive la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI)
Indagine della Procura di Napoli su alcuni dei principali gruppi editoriali italiani nell’ambito dell’inchiesta su Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity.
L’elenco dei gruppi editoriali, delle testate e delle relative concessionarie di pubblicità citato nel decreto di perquisizione, come riporta il Fatto Quotidiano sul suo sito web mercoledì 7 ottobre 2026, “è lunghissimo e comprende praticamente la maggiori società dell’informazione in edicola e sul web: Gedi (Repubblica, La Stampa), Rcs (Corriere della Sera), Editoriale Domani (Domani), Ciao people (Fanpage.it), l’Agenzia Italpress, Il Foglio, Piemme spa in qualità di concessionari pubblicitari delle testate edite dal gruppo Caltagirone (Il Mattino, il Messaggero, il Gazzettino e Leggo), la società editrice di Libero del gruppo Angelucci e de ‘Il Sole 24Ore’, CityNews quale società editrice della rete di testate locali comprendente “Napoli Today”, Seif, società editrice de ‘Il Fatto quotidiano’ e la sua concessionaria di pubblicità Sport Network”. Tra gli indagati risultano esserci, “oltre a una serie di amministratori, anche alcuni direttori di testata: Mario Orfeo, in qualità di direttore di Repubblica fino a luglio scorso; Francesco Cancellato, direttore di Fanpage; Andrea Malaguti, ex direttore de La Stampa, Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio”.
Vaccarono è accusato, spiega il Fatto Quotidiano, “di aver fatto pressioni, tramite Luigi Bisignani, sulla ministra dell’Università Anna Maria Bernini per prorogare la disciplina “eccezionale” che regolamentava gli esami a distanza”. L’articolo specifica che la Procura di Napoli indaga anche su «un’ipotesi di corruzione tra privati tra il gruppo UniPegaso-Multiversity guidato da Vaccarono e dall’ad Francesco Durante, e i vertici editoriali e giornalistici di quasi tutte le principali testate nazionali, tra cui la nostra: l’ad di Seif Cinzia Monteverdi e il direttore de ilfattoquotidiano.it e condirettore de Il Fatto Peter Gomez sono indagati per concorso in corruzione tra privati. Nelle scorse ore sono partite le notifiche degli avvisi di garanzia: in totale 22 gli indagati.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Vaccarono, Durante, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza in qualità di referenti apicali del fondo Cvc Italia proprietario del gruppo, Gianluca Comin e Gianluca Giansante, in qualità rispettivamente di presidente e socio operativo della ‘Comin Partners’, e Andrea Buonomo, in Pegaso già durante la gestione di Iervolino e poi cooptato da Vaccarono nella nuova gestione, avrebbero formato un’associazione a delinquere con lo scopo di commettere “una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione”, per avere in cambio, in sostanza, articoli che non ledessero l’immagine del gruppo”.
Come riporta l’articolo firmato da Vincenzo Iurrillo “i vertici di Multiversity-UniPegaso sarebbero riusciti ad ottenere buona stampa, si legge nell’avviso firmato dagli aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato e dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano attraverso “una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa” costruita nel tempo.
Sarebbe stata utilizzata la leva della “promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari”, tramite la quale “condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione di notizie riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al gruppo Multiversity in modo da ridurne l’impatto economico e reputazionale”». (anc)





