Lavorare di più ma con lo stesso salario. Gli industriali tedeschi non ci vanno leggeri nel proporre misure contro la crisi che attanaglia il Paese un tempo locomotiva d’Europa. Presto una tale proposta sarà avanzata ai metalmeccanici da alcuni grandi imprese come Mercedes Benz o Stihl (utensili). Il motivo? La competitività. “Il costo del lavoro è diventato troppo alto qui, rispetto agli standard internazionali”, ha dichiarato Martin Brudermüller, presidente del consiglio di sorveglianza di Mercedes-Benz Group AG, al quotidiano tedesco Handelsblatt, aggiungendo che il Paese avrebbe perso il suo “vantaggio di produttività rispetto ai principali concorrenti”. Per riguadagnare terreno ed evitare la delocalizzazione, quindi, almeno cento ore di lavoro in più al mese. Non retribuite. Un cambio di passo che potrebbe arrivare a interessare circa un quinto dei lavoratori tedeschi, concentrati in settori come quello automobilistico, meccanico, siderurgico e metallurgico. Tutti, ad oggi, hanno 35 ore settimanali come standard.
L’impatto sul sistema potrebbe essere significativo: i costi del lavoro in Germania sono tra i più alti dell’Unione europea. Un’ora di lavoro nel settore manifatturiero costa infatti 49,50 euro, il 47% in più rispetto alla media europea di 33,70 euro e il triplo rispetto all’Ungheria, dove costa 15,60 euro. Di contro, secondo quanto riporta il Financial Times, attualmente ogni mese circa 12-15 mila posti di lavoro manifatturieri, in Germania, stanno scomparendo. Secondo grandi gruppi industriali come Volkswagen, sono ancora di più le posizioni che dovranno essere tagliate.
Della richiesta di tornare alla settimana di 40 ore si era già cominciato a parlare a ottobre, poco prima delle ultime trattative salariali tra i sindacati industriali. Dal picco raggiunto alla fine del 2017, la produzione industriale tedesca è diminuita di oltre il 15%, a causa delle varie crisi dallo shock dei prezzi dell’energia, l’intensificarsi della concorrenza cinese, i dazi statunitensi e la transizione ai veicoli elettrici.






