La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un procedimento, per ora contro ignoti, per violenza sessuale in seguito all’esposto presentato dalla Rete Nazionale dei Centri antiviolenza di Differenza Donna sui possibili collegamenti italiani con il sistema di sfruttamento sessuale riconducibile a Jeffrey Epstein, il miliardario pedofilo morto in carcere. La Procura avrebbe chiesto al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di acquisire la documentazione contenuta negli Epstein files, il vasto insieme di atti, registri, comunicazioni, immagini e testimonianze raccolti negli anni sul sistema di reclutamento, sfruttamento e violenza sessuale costruito intorno a Epstein. Per la Rete la notizia dell’apertura dell’indagine rappresenta un passaggio importante. L’esposto è stato presentato proprio per chiedere alla magistratura italiana di verificare se, all’interno della documentazione statunitense, emergano elementi relativi a donne e ragazze italiane, fatti avvenuti sul territorio nazionale, attività di reclutamento o trasferimento, soggiorni in Italia o condotte comunque riconducibili alla giurisdizione italiana.
Per questo l’accertamento non può esaurirsi nella ricerca di nominativi presenti in elenchi o documenti, ma deve concentrarsi sulla ricostruzione dei meccanismi di sistematicità, reclutamento, sfruttamento e violenza, sulle persone che vi abbiano eventualmente partecipato o contribuito e su tutte le possibili responsabilità penalmente rilevanti. “La presenza di un nome in un documento o la frequentazione di Epstein non costituiscono, di per sé, prova di responsabilità penale – precisano Teresa Manente e Ilaria Boiano, responsabili dell’Ufficio Legale della Rete – Proprio per questo è indispensabile un’indagine rigorosa, capace di distinguere le relazioni personali o sociali da condotte penalmente rilevanti e, nello stesso tempo, di non lasciare inesplorati elementi che possano riguardare violenze sessuali, sfruttamento o altre forme di partecipazione al sistema”.







