Il fenomeno El Niño è “di proporzioni gigantesche” e sta facendo precipitare il pianeta in una “zona di pericolo del clima estremo”. A dirlo stavolta, dopo le rilevazioni di giugno del Servizio marino di Copernicus, è l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) attraverso l’allarme lanciato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. “El Nino sta assumendo proporzioni gigantesche. La scienza non lascia più spazio ai dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e proprio quelle acque si stanno riscaldando” ha aggiunto. Visto che “le temperature continuano a salire“, “il mondo si trova nella “zona di pericolo delle condizioni meteorologiche estreme” E questo almeno fino ai primi mesi del 2027.

L’ALLARME DELL’ORGANIZZAZIONE METEOROLOGICA MONDIALE (OMM)

El Niño” è destinato a intensificarsi, aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi fino al 2027. Secondo un nuovo aggiornamento dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), “El Niño è ormai consolidato e si intensificherà nei prossimi mesi, con importanti ripercussioni sulle precipitazioni e sulle temperature, nonché sui rischi associati di inondazioni, siccità e ondate di calore estreme”. Le previsioni dell’OMM indicano una “probabilità altissima, pari a quasi il 100%”, che El Niño persista fino a febbraio 2027. È la prima volta che un aggiornamento dell’OMM su El Niño/La Niña è così inequivocabile, a testimonianza del forte consenso all’interno dell’ampia rete di esperti dell’OMM. Alimentato da temperature oceaniche eccezionalmente elevate nel Pacifico tropicale, si prevede che El Niño si intensificherà ulteriormente nei prossimi mesi, raggiungendo un’intensità molto forte prima di toccare il picco verso la fine di quest’anno, con impatti climatici che si protrarranno fino al 2027.

“El Niño sta crescendo a dismisura sotto i nostri occhi. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando. Le temperature superficiali del mare stanno aumentando, le temperature continuano a salire e il mondo è nella zona di pericolo di eventi meteorologici estremi. La corsa ora è tra i rischi crescenti e il nostro impegno ad agire per il clima e proteggere le persone. Dobbiamo vincere questa corsa”, dice il Segretario Generale dell’Onu António Guterres. “El Niño in spagnolo significa ‘bambino maschio’, ma ha il potenziale per infliggere un colpo durissimo alle comunità e alle economie di tutto il mondo. Stiamo già assistendo a sconvolgimenti e devastazioni causati da siccità e inondazioni e prevediamo che questi impatti aumenteranno con l’intensificarsi di El Niño”, aggiunge il Segretario Generale dell’OMM Celeste Saulo. “Questo El Niño eccezionale richiede una preparazione e una risposta eccezionali. Mai prima d’ora, nei 50 anni di storia dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, abbiamo lanciato una mobilitazione di tale portata con i Servizi Meteorologici e Idrologici Nazionali, che sono in prima linea nella fornitura di previsioni e servizi per salvare vite umane e mezzi di sussistenza”, avverte Saulo.

Le temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale, la regione al centro di El Niño, sono già ben al di sopra della media – “uno dei segnali inequivocabili di El Niño” – e continuano ad aumentare, segnala l’Organizzazione Meteorologica Mondiale. L’indice Niño 3.4, ampiamente utilizzato per misurare le anomalie della temperatura superficiale del mare nel Pacifico equatoriale centro-orientale, si è rafforzato notevolmente, passando da una media di +1,5 gradi al di sopra della norma nel periodo maggio-luglio 2026 a +2,0 gradi al di sopra della norma a luglio. I valori settimanali sono poi ulteriormente aumentati tra la fine di luglio e la metà di agosto, oscillando tra circa +2,2 gradi e +2,6 gradi al di sopra della media, indicando una continua intensificazione. Un calore ancora più eccezionale è presente al di sotto della superficie oceanica. In alcune aree, le temperature oceaniche subsuperficiali hanno superato di oltre 8 gradi la media durante luglio e inizio agosto. Nel complesso, le condizioni oceaniche superficiali e subsuperficiali forniscono un forte supporto al perdurare delle condizioni di El Niño e al potenziale per un ulteriore rafforzamento nei prossimi mesi, afferma l’aggiornamento. “La fiducia nelle previsioni è elevata”, avverte OMM. Segnali oceanici e atmosferici forti e reciprocamente rafforzativi, insieme alla stretta concordanza tra i sistemi di previsione stagionale, indicano che El Niño persisterà almeno fino all’inizio del 2027“.

El Niño e La Niña

Questi sono gli scenari prefigurati dall’Intelligenza Artificiale sul cambiamento climatico dopo i rapporti OMM e Copernicus Servzio Marino

Sono tra le influenze naturali più potenti sul sistema climatico globale”, ricorda OMM. Un evento molto intenso aumenta la probabilità di cambiamenti significativi nelle precipitazioni, nelle temperature e nella circolazione atmosferica in molte regioni del mondo. Tuttavia, “l’intensità di un evento El Niño da sola non determina la gravità dei suoi impatti in un singolo Paese o regione. I suoi effetti variano a seconda della località e della stagione e possono essere modificati da altri fattori climatici, comprese le condizioni negli oceani Indiano e Atlantico”. L’OMM ha quindi pubblicato un aggiornamento climatico stagionale globale complementare, che raccoglie informazioni su El Niño e altri importanti fattori climatici, consentendo un quadro più preciso delle condizioni previste.

Per il periodo settembre-novembre 2026, le previsioni multimodello dell’OMM indicano una maggiore probabilità di temperature superiori alla norma in quasi tutte le aree terrestri, unitamente a modelli di precipitazione che mostrano una risposta atmosferica pronunciata e tipica del forte El Niño del Pacifico. Si prevede inoltre lo sviluppo di una fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD), che raggiungerà un valore medio stagionale di 0,9 gradi nel periodo settembre-ottobre-novembre 2026. Nel frattempo, si prevede che il bacino atlantico equatoriale rimanga generalmente caldo, con temperature superficiali del mare (SST) superiori alla norma sia nell’Atlantico tropicale settentrionale che in quello meridionale. Queste condizioni potrebbero rafforzare, indebolire o modificare i tipici impatti di El Niño nelle diverse regioni.

El Niño e La Niña sono fasi opposte dell’Oscillazione Meridionale di El Niño (ENSO), uno dei più potenti modelli climatici naturali sulla Terra. El Niño è caratterizzato da un riscaldamento delle temperature superficiali oceaniche nel Pacifico equatoriale centrale e orientale. Si verifica in genere ogni due-sette anni e dura dai nove ai dodici mesi circa. El Niño inizia a svilupparsi tra marzo e giugno e raggiunge la sua massima intensità tra novembre e febbraio. Il suo impatto sulle temperature globali può estendersi oltre il periodo di massimo riscaldamento oceanico ed essere più pronunciato nell’anno successivo al suo sviluppo. Poiché El Niño può rimodellare i modelli meteorologici e climatici a migliaia di chilometri di distanza dal Pacifico tropicale, previsioni affidabili forniscono a governi, agenzie umanitarie, imprese e comunità il tempo prezioso per prepararsi. “I membri e i partner dell’OMM continueranno pertanto a monitorare attentamente l’evoluzione del fenomeno e ad aggiornare regolarmente le previsioni sui suoi probabili impatti regionali”, conclude OMM, “i Servizi Meteorologici e Idrologici Nazionali rimangono la fonte autorevole per gli avvisi ufficiali e le informazioni climatiche localmente rilevanti. El Niño è un fenomeno climatico naturale e non è causato dai cambiamenti climatici”. L’allarme dell’Onu coincide con il rapporto diffuso nei mesi scorsi dal Servizio Marino di Copernicus (OSR 9).

IL PRECEDENTE RAPPORTO SUGLI OCEANI (da Copernicus Climate Change Service e  Servizio marino) 

Il Rapporto sullo Stato degli Oceani 9 (OSR 9) illustra i cambiamenti dell’oceano globale e dei mari regionali europei, con un focus sul 2023 e 2024.Il rapporto riferisce che nessuna parte dell’oceano è indenne da quella che le Nazioni Unite hanno definito la “tripla crisi planetaria” del cambiamento climatico , della perdita di biodiversità e dell’inquinamento.Il concetto chiave che emerge dall’OSR 9 è che tutto è collegato. Quando l’oceano cambia, cambia anche tutto ciò che vi è collegato: ecosistemi marini, società ed economia. In Italia e nel Mediterraneo è scattato l’allarme poiché si stanno registrando 6 gradi in più della media con i conseguenti danni a tutto l’ecosistema. I rilevamenti dei satelliti del servizio Copernicus attorno alla Sardegna ci dicono che: “con la corrente fresca l’acqua calda provocherà forti piogge e grandinate”. Nella foto sopra, la mappa del sistema satellitare Copernicus.

I mari

Oceani sempre più caldi: a giugno toccate temperature record sulle superficiali del mare globali. A dirlo il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S, Copernicus Climate Change Service) e il Servizio marino di Copernicus (CMEMS, Copernicus Marine Service): entrambi hanno confermato che le temperature superficiali del mare globali a giugno hanno ormai superato i livelli record osservati nel 2023 e nel 2024 per questo periodo dell’anno. I dati giornalieri sulle SST del C3S hanno superato i livelli del 2024 il 21 giugno, con una temperatura di 20,86 gradi, leggermente al di sopra dei 20,83 gradi osservati nel 2023 e nel 2024. Anche i dati giornalieri sulle SST del Servizio marino di Copernicus indicano temperature record il 21 giugno, essendo stati raggiunti i 21,0 gradi e superati di 0,1 gradi i precedenti record del 2023 e del 2024. Il nuovo record globale della temperatura superficiale del mare per questo periodo dell’anno era previsto con l’insorgere delle condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale, annunciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale il 2 giugno scorso, oltre alle temperature superficiali del mare insolitamente elevate osservate in diverse regioni oceaniche negli ultimi mesi. “Si prevede che questo record avrà conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini”, segnala Copernicus. Negli ultimi tre anni, l’oceano globale al di fuori delle regioni polari (tra i 60 gradi di latitudine nord e i 60 gradi di latitudine sud) è stato tra 0,35 gradi e 0,73 gradi più caldo rispetto alla media a lungo termine, e a giugno tali anomalie hanno ora raggiunto livelli record per questo periodo dell’anno.

Il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus, gestito dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), e il Servizio marino di Copernicus, gestito da Mercator Ocean International, annunciano congiuntamente tale livello senza precedenti di riscaldamento degli oceani extrapolari globali per questo periodo dell’anno, che riflette sia i cambiamenti climatici sia l’inizio di un evento El Niño la cui intensità, secondo l’insieme dei modelli di previsione stagionale del C3S, dovrebbe raggiungere livelli che non si registrano da decenni.

“Le condizioni attuali potrebbero indicare l’inizio di una nuova fase, che condurrà, ancora una volta, in un territorio inesplorato. Con le temperature oceaniche a questi livelli e El Niño all’orizzonte, è probabile che nei prossimi mesi assisteremo al superamento di ulteriori record di temperatura. Il fatto che i dati del Servizio marino di Copernicus giungano alla stessa conclusione attraverso metodi indipendenti testimonia la forza della scienza europea – e spiega perché dati aperti e affidabili siano oggi più importanti che mai”, ha affermato Carlo Buontempo, Direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus presso l’ECMWF.

LE POSSIBILI CONSEGUENZE GLOBALI E CATASTROFICHE

Un oceano più caldo ha ripercussioni di ampia portata, prosegue Copernicus. Temperature oceaniche più elevate mantengono l’atmosfera calda più a lungo, forniscono energia supplementare alle tempeste e aumentano l’evaporazione, accrescendo così il rischio di precipitazioni estreme e inondazioni. Il riscaldamento degli oceani contribuisce inoltre all’innalzamento del livello del mare e allo scioglimento dei ghiacci, mettendo a dura prova gli ecosistemi marini.
Temperature superficiali del mare più elevate sono inoltre associate a ondate di calore marine più frequenti e intense – periodi caratterizzati da temperature oceaniche insolitamente elevate che alterano gli ecosistemi e la pesca, incidono sulle economie costiere e possono anche intensificare gli eventi di calore estremo sulle aree terrestri circostanti.

E NON FINISCE QUI

Inoltre, un evento El Niño costituisce una fonte di calore per l’atmosfera, aumentando la temperatura globale e modificando i modelli meteorologici in tutto il mondo. “Gli scienziati di Copernicus continuano a monitorare la situazione per determinare se il superamento sia temporaneo o persistente – conclude la nota – Tuttavia, con le previsioni che indicano un El Niño probabilmente forte, si prevede che le temperature globali raggiungeranno nuovi record nei prossimi mesi, sia nell’oceano che nell’atmosfera superficiale“. El Niño è un fenomeno capace di condizionare il clima a livello globale: consiste nel riscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale. Il suo periodico ritorno accende l’allarme della comunità scientifica e delle istituzioni internazionali, perché comporta oscillazioni fra tra siccità estrema e inondazioni catastrofiche. Dopo i record storici registrati durante il super-episodio del 2023-2024, che hanno contribuito a eventi atmosferici estremi nel mondo, le anomalie termiche del Pacifico tornano oggi a mostrare segnali di attivazione, spingendo i meteorologi di tutto il mondo a tracciare i possibili scenari evolutivi. Comprendere cos’è El Niño e il suo meccanismo è fondamentale non solo per avere anticipazioni sul meteo, ma per prevedere gli eventuali impatti geopolitici ed economici dei prossimi mesi. Secondo le secondo le ultime valutazioni del NWS (National Weather Service), infatti, esiste l’82% di probabilità di sviluppo di El Niño tra maggio e luglio 2026.

L’IMPATTO IN EUROPA…

In Europa l’impatto di El Niño è più leggero rispetto ad altri continenti, ma i suoi effetti si fanno sentire anche alle nostre latitudini. Uno dei motivi principali è legato all’equilibrio tra l’alta pressione sulle Azzorre e la bassa pressione sull’Islanda, che determina la destinazione delle piogge in Europa, spingendo i forti venti che soffiano verso Est – che trasportano la pioggia attraverso l’Atlantico – verso Nord o verso Sud, portando condizioni più umide nell’Europa meridionale, Italia inclusa, che tende quindi ad avere inverni più piovosi e umidi durante le stagioni di El Niño. L’Europa occidentale può sperimentare un aumento delle precipitazioni, soprattutto nei mesi invernali. Ciò può portare a inondazioni e condizioni meteorologiche estreme, soprattutto nelle regioni che già ricevono abbondanti precipitazioni, come il Regno Unito e la Francia. Allo stesso tempo, alcune regioni europee potrebbero vedere inverni più miti del solito: le temperature invernali possono essere più alte del normale, particolarmente nell’Europa settentrionale e centrale. In questi casi, le regioni che normalmente ricevono molta neve in inverno, potrebbero vedere una riduzione delle nevicate, con impatti negativi sulle attività sciistiche e sugli ecosistemi locali, così come pure sull’agricoltura.

… in Italia e nel Mediterraneo

Anche l’Italia e il Mediterraneo possono sperimentare variazioni nelle precipitazioni e nelle temperature. In generale, l’Europa meridionale tende ad avere inverni più piovosi durante le stagioni di El Niño ed estati correlate a una maggiore attività dell’Anticiclone africano, i cui effetti più immediati si traducono ineventi meteo estremi, come ondate di calore durature, con punte che superano i 40°C e siccità prolungata. Di solito, però, questi effetti sulla temperatura si manifestano nell’anno successivo allo sviluppo del Niño, quindi – qualora questo fenomeno dovesse realmente manifestarsi nel 2026 – sentiremo i suoi effetti estivi nel 2027.

 DAL 2000 TEMPERATURE PIÙ ALTE DELLA MEDIA

Con una temperatura media annuale dei mari italiani di 20 gradi e punte di oltre 26 gradi a luglio (26,64 gradi) e agosto (26,48 gradi), il 2025 fa registrare valori superiori al riferimento climatologico 1991-2020 di +1,8 gradi e si attesta come il secondo più caldo dal 1982. Parallelamente, le piogge più frequenti al Nord migliorano il quadro idrico dell’area con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%. Sempre più necessario proseguire sulla strada delle azioni di mitigazione e adattamento. È quanto emerge dal Rapporto ‘Il clima in Italia nel 2025′ del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa). Il documento fornisce una descrizione dello stato del clima e della sua evoluzione nel nostro Paese, con analisi e valutazione a scala nazionale, regionale e locale. Il Rapporto contiene alcuni approfondimenti sugli eventi più critici che si sono verificati nel corso dell’anno.

“Dal 2000 in poi, in quasi tutti gli anni si sono registrate in Italia temperature atmosferiche più alte della media e il 2025 conferma questa tendenza, con un’anomalia di temperatura media di +1,03 gradi rispetto al valore climatologico 1991-2020”, segnala SNPA. “Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale; il mese di giugno, con il picco di 3,23 gradi sopra la media, è stato il secondo della serie, dopo il record del 2003″, si legge ancora nel rapporto.
“Anche tutte le stagioni chiudono con valori superiori alla media- prosegue SNPA- in particolare, l’estate, con +1,46 gradi, si colloca al quarto posto tra le più calde dal 1961; l’inverno, con +1,21 gradi, e la primavera, con +0,86 gradi rientrano tra le più calde della serie, mentre l’autunno mostra un aumento più contenuto, pari a +0,16 gradi”.

Le piogge cadute nel 2025 si mantengono nella media climatologica 1991-2020 (+1%), ma la distribuzione è molto diversa tra le aree del Paese, si legge ancora nel Rapporto ‘Il clima in Italia nel 2025’ del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), composto da ISPRA e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa). Al Nord le precipitazioni aumentano del 7%, al Centro restano vicine alla media, mentre al Sud e nelle Isole diminuiscono del 5%. I mesi relativamente più secchi sono giugno, ottobre e novembre, mentre marzo e agosto risultano quelli più piovosi. Su base stagionale, solo l’autunno è più asciutto del normale, mentre la primavera è la stagione che ha fatto registrare l’anomalia positiva di precipitazione più marcata dell’anno, seguita dall’inverno. Le mappe arrivano dal sistema satellitare europeo di Copernicus.

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