La crisi scoppiata dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran sta avendo un effetto immediato sulle tasche degli europei. Il primo segnale è arrivato dai mercati energetici: il prezzo del gas ha sfondato quota 60 euro/MWh, toccando i livelli più alti dal 2022, mentre il petrolio continua a correre, facendo intravedere nuovi aumenti alla pompa già nelle prossime ore.
L’ombra di una soffiata dalla Casa Bianca. Poche ore prima che Usa e Israele lanciassero i raid, sulla piattaforma di scommesse online in criptovaluta Polymarket sono stati creati sei account, che hanno guadagnato in pochissimo oltre un milione di dollari in bitcoin. Un’azienda investigativa online ha segnalato la presenza di “insider sospetti”, rilanciando l’ombra di una fuga di notizie da parte dell’amministrazione americana.
Gli analisti parlano di un “mix perfetto” di fattori destabilizzanti: lo stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, è di fatto bloccato; il più grande impianto di GNL del Qatar ha interrotto le esportazioni; le scorte europee sono in forte calo. Risultato: +41% ad Amsterdam, con il gas che vola a 63,49 euro/MWh, e tensioni immediate sui listini.
Il rialzo del petrolio si traduce in una prospettiva molto concreta: benzina e diesel potrebbero aumentare già nel weekend, con rialzi stimati tra 10 e 20 centesimi al litro se la tensione nell’area del Golfo dovesse proseguire. Il governo italiano monitora l’elasticità del Brent, ma per ora il mercato prezza lo scenario peggiore: con le rotte energetiche instabili c’è il rischio di razionamenti.
Sono arrivati questa mattina i primi effetti sui prezzi di benzina e gasolio dell’impennata delle quotazioni petrolifere, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la risposta di Tehera, Se l’impatto sul petrolio Brent è stato finora limitato (+6,7%), quello sul gasolio è stato dirompente: la quotazione è aumentata di oltre il 16%, toccando un livello raggiunto l’ultima volta il 14 febbraio del 2024, oltre due anni fa, mentre la quotazione della benzina è al massimo dal 23 giugno 2025”. Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di quattro centesimi al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio. Per IP si registra un rialzo di tre centesimi sulla benzina e di sei sul gasolio.
A pagare subito il prezzo della crisi sono state le Borse europee. Milano perde oltre il 4,4%, il peggior risultato in Europa, seguita da Madrid (-3,2%), Francoforte (-2,8%) e Parigi (-2,2%). In forte calo anche i future americani e le piazze asiatiche, da Tokyo (-3%) a Seul (-7,2%)
A metà giornata in forte calo i listini: regna l’incertezza sia per quanto riguarda la durata del conflitto sia per l’estensione delle azioni militari. S&P ritiene che ‘la gravita’ della situazione sia passata da elevata a grave nei nostri scenari predefiniti e, di conseguenza, sia aumentata la possibilita’ che si verifichino eventi in grado di indebolire la qualita’ del credito in tutti i settori. Il nostro scenario di base rimane quello di un conflitto militare relativamente breve. Tuttavia, le dichiarazioni pubbliche relative alle operazioni militari statunitensi della durata massima di un mese e la natura degli obiettivi militari statunitensi e israeliani, compreso il cambio di regime, sono di gran lunga piu’ ampi rispetto a quelli relativi alla guerra di 12 giorni del giugno 2025′. Cosi’ al giro di boa di meta’ seduta Milano mette a segno una tra le peggiori performance del Vecchio Continente con un calo del 3,98%, ampiamento sotto i 45mila punti. Segno meno anche per Parigi (-2,9%) e Francoforte (-3,65%). Non va meglio Oltreoceano dove i future indicano un avvio in calo per Wall Street. La complessita’ del quadro geopolitico spingono in forte rialzo i prezzi del gas e del petrolio. Il primo, dopo aver toccato un +40%, sale del 35,65% a 60,37 euro al megawattora, mentre per quanto riguarda il greggio, il Wti si attesta a 76,69 dollari al barile (+7,67%) e il Brent a 83,85 dollari (+7,92%).
A livello macroeconomico l’Eurostat stima che a febbraio il tasso di inflazione annuale nell’area euro e’ risultato in rialzo all’1,9% dall’1,7% a gennaio.
L’altro fronte caldo è quello delle riserve europee. Secondo i dati GIE: le scorte Ue sono scese al 30%, il livello più basso dal 2018 Germania è al minimo storico: 20,8% l’Italia è al 47,6%, ma comunque ai livelli più bassi degli ultimi anni. Un quadro che aumenta il rischio di nuovi rialzi ed espone l’Europa a un inverno energeticamente fragile. Neppure il mercato delle criptovalute è sfuggito alla tempesta: Bitcoin scende a 67.000 dollari (-3,5%), in rosso anche Binance, Dogecoin e Solana.
