“Nonostante non ne usciremo vivi, con determinazioni e amore, come società, in qualche modo, ce la caveremo e ne usciremo indenni. Nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, sogniamo allo stesso modo e i genitori si preoccupano allo stesso modo e per questo è difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono”. E’ con queste parole che George Clooney ha ritirato il Leone d’oro alla Carriera. Il suo è stato un intervento che ha preso di mira l’America attuale di Trump e i miliardari che controllano ormai quasi tutti i media americani. Con un tocco finale di ottimismo: “Ce la caveremo e ne usciremo indenni” ha detto, facendo affidamento sulle imminenti elezioni di midterm negli Stati Uniti.
Le parole di Clooney a Venezia
“Nonostante non ne usciremo vivi, con determinazione e amore, come società, in qualche modo, ce la caveremo e ne usciremo indenni. Nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, sogniamo allo stesso modo e i genitori si preoccupano allo stesso modo e per questo è difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono”. L’ha detto George Clooney ritirando il suo Leone d’oro alla Carriera alla cerimonia di apertura della Mostra del Cinema di Venezia. “Viviamo in un periodo in cui dicono che dovremmo avere paura ma non è così – ha proseguito – e la storia ci insegna che le persone che cercano di far tacere non sono i politici, sono i giornalisti che cercano di fare le domande giuste, sono gli artisti, gli attori, i musicisti. Le storie sono sempre pericolose per chi specula sulla paura: ecco perché i film di sicuro non abbassano l’inflazione ma fanno qualcosa di straordinario”. Clooney scherza e ironizza sul premio alla carriera che Venezia ha deciso di assegnargli: “Quando ti arriva la notizia, la prima cosa che pensi è: che onore. La seconda: forse sanno qualcosa che non so, hanno parlato con i miei medici? Io faccio cinema da 45 anni, ma se mi guardo indietro non vedo una carriera, ma una serie di fortunati eventi. Nessuno arriva da nessuna parte da solo”.
“Credo che narrare storie sia qualcosa di cui abbiamo bisogno. Non possiamo vivere senza. Come società, dobbiamo vedere il mondo dagli occhi degli altri, altrimenti non impariamo nulla”. Clooney ha poi ricordato la sua “storia d’amore con Venezia dura da 30 anni, mi sono anche sposato qui, ed è stato il momento più bello…sarei nei guai se non lo dicessi. È una città romantica e di speranza, così come questo festival. Chi viene a Venezia e dice che non è innamorato della città sta male, è uno dei luoghi più belli del mondo”. Stasera la consegna del Leone d’Oro alla Carriera, “berrò”, ha detto con ironia. “Nei prossimi giorni usciremo a cena. Questa è una città dove si prende una barca, si passa un ponte e ci si trova improvvisamente in un ristorante con quattro tavoli, con un gestore che ti accoglie. È una città di grande ottimismo”.
Ha poi definito “preoccupante” lo stato del giornalismo nel mondo. “I ricchi del mondo sono proprietari del Washington Post e di X e cinque o sei delle principali fonti di informazioni sono detenute dalle persone più ricche del mondo. Ma c’è ancora speranza, io e mia moglie abbiamo grande ammirazione e appoggiamo il giornalismo. Io stesso e mia moglie siamo figli di giornalisti. È un mestiere che è sempre stato sfidato. Credo che l’informazione troverà però sempre un modo per essere libera”.
Sulla carriera da regista ha spiegato: “Ho due bambini di nove anni, non lo faccio più per poter passare tempo con loro. Ho vissuto grandi esperienze. Ho raccontato storie che le persone hanno amato o odiato: sono stato nominato a un Premio Oscar, ma anche molto criticato”. Sul premio alla carriera, ha ammesso: “Oggi mi sento un po’ Jay Kelly. Ho 65 anni e tutto è malinconico, ma sono molto fortunato. Ho una moglie che mi ama moltissimo, ho due figli straordinari, e posso lavorare quando voglio. Ci sono cose nel mondo che non vanno bene, dobbiamo sentirne il peso, ma dobbiamo anche festeggiare le tante cose belle che ci presenta la vita”. Nel suo metodo, il copione “è fondamentale, se c’è un buon copione si farà un bel film. Poi dipende dal regista. Un tempo facevo anche tre film all’anno, oggi ho altre priorità. Bisogna accettare il cambiamento”. In ogni caso, “con Matt Damon e Brad Pitt farei qualsiasi cosa. Appena riusciremo a incrociare i calendari, lavoreremo a un film Ocean’s”.
Clooney si è pronunciato anche sul cambiamento climatico: “Ci troviamo in un momento in cui i grandi che hanno il potere dicono che la scienza non sia reale e che il surriscaldamento globale non proseguirà”. Eppure, per gli incendi estivi, “in diversi villaggi nel sud della Francia, tante persone hanno perso le case. Anche a Como ci sono stati incendi. È stata un’estate straordinariamente secca e calda. Prima o poi, però, i governi vorranno affrontare la questione”.
Sulla sua attuale visione degli Stati Uniti ha detto: “Sono sempre molto ottimista, ma credo che siamo in una situazione poco fortunata, per dirla con un eufesmismo. Ho visto gli Stati Uniti nel 1968 quando le città erano in fiamme e la capitale era circondata da militari armati. Siamo in una “kakistocracy” attualmente, la situazione in cui un Paese è guidato dalle persone meno capaci, ma passeremo anche questo. A novembre si vota e poi ci sono le elezioni nel 2028, e se tutto va bene torneremo a una situazione di normalità. Ancora, ha difeso la libertà di parola dell’attore Mark Ruffalo, che aveva criticato la fusione multimiliardaria tra Paramount e Oracle. “Sostengo la libertà di parola di Mark Ruffalo… Credo nella libertà di parola anche quando non sono affatto d’accordo. È importante, no? Anzi, è parte integrante del funzionamento di una democrazia. Stasera in sala ci saranno persone che non saranno d’accordo con quasi tutto quello che dico o sostengo. Va bene. È così che dovrebbe essere. Dobbiamo discutere di queste cose e giungere a una conclusione basandoci sulle informazioni che raccogliamo”, ha affermato. “Sosterrò sempre la libertà di parola di Mark Ruffalo. Mi piace. È una brava persona.” Poi, in generale, “la questione della fusione è complessa. Io sempre molto preoccupato quando le grandi aziende si consolidano, perché vuol dire che molte persone perderanno i loro posti di lavoro”.
L’aggancio per il tema dell’Intelligenza Artificiale nel mondo del cinema. “Stiamo attraversando una rivoluzione nel nostro settore. L’Intelligenza Artificiale avrà un ruolo fondamentale. Ci danneggerà in molti modi. Se sei un supervisore degli effetti visivi, avrai difficoltà a trovare lavoro perché molti posti di lavoro verranno eliminati, probabilmente circa il 30 per cento. Non so quale sia il numero esatto, ma un gran numero di posti di lavoro andrà perso e noi siamo impreparati. Non siamo noi ad aver preso l’iniziativa. Gli altri stanno iniziando solo ora, quindi sarà un periodo complicato per il nostro settore e dovremo trovare il modo di sopravvivere“. Inoltre, “Vorrei evitare di essere in una pubblicità per i tamponi 20 anni dopo la mia morte!”, ha scherzato. “Ho visto video di me, e non sono io, parlo di storie dove ti mettono in bocca cose che non hai detto”.
Dal cinema, il rischio è la contaminazione della politica. L’attore ha quindi rivolto un monito ai giornalisti: “Non credete a tutto quello che vedete”. Alla fine, ha riflettuto sulla sua carriera e sul riconoscimento alla carriera che riceverà in serata: “Questo è un festival che mi è da sempre molto caro. I successi sono stati tanti, così come gli insuccessi. Ricevere questo riconoscimento è fantastico. Le carriere sono molto strane, avrebbero potuto prendere direzioni diverse e in ogni caso hanno alti e bassi. È difficile mantenere tutto questo”.






