OGGI LIBERE da me, e dalle mie paure

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di Sara Di Antonio

Qui mi stavate aspettando che tornavo dal lavoro da Bologna, sempre molto tardi, ma sempre molto attesa. Di energia rimasta non ne avevo molta, ma alla fine vi raccontavo un sacco di cose, un sacco di persone viste, e voi immagino foste contente di questo, sorridevate e vi sembravo bella. Parlavate tanto anche voi, di cose molto stancanti – voti, amici, compleanni, capricci, giochi nuovi da comprare, fastidi con tutti – ma mi sembra di avervi ascoltato, o almeno di avere fatto finta di ascoltare.

Soprattutto mi ricordo di avere abbracciato, lavato, asciugato, messo le labbra sulla fronte per misurare – male – la febbre, interpellato medici e pediatri al bisogno, stretto relazioni con le altre mamme, sorriso quando non ne avevo voglia e bevuto vino sciapo nei bicchieri di plastica alle feste, annuendo ai discorsi degli altri.

Oggi le mie braccia sono vuote, non c’è nessuno da consolare dopo una caduta, e quando ci vediamo in casa si sente soprattutto uno sbattere di porta dalle camere, le vostre. Quando vi vedo comparire improvvisamente con i capelli lunghi lunghissimi, e lisci – non i miei! – mi chiedo chi siate, da dove siate spuntate fuori e come mai siate tanto alte (le mie preghiere, qualche fiore in chiesa, pure, con una candela). Ho pregato infatti perché foste forti e alte, e confrontavo silenziosamente la vostra altezza mentre giocavate con i compagni, chissà perché, facendo internamente una classifica; immaginando di farvi assumere vitamine e ormoni della crescita e rimuginando intimamente per anni su questo.

Poi un giorno, passata questa paura rivelatasi del tutto infondata, ho anche chiesto che non aveste troppo bisogno di me, con il tempo, e che poteste avere una vita vostra. Una vita buona o cattiva, non so, ma senza di me, libere da me, e libere da tutto, anche dalle mie paure.

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