Dall’Europa agli Stati Uniti, le proteste del “No Kings Day” hanno raggiunto numeri record nelle principali città americane dove si sono riversate nelle strade maree di cittadini per protestare contro la guerra, l’Ice, gli attacchi alla democrazia e tutto ciò di cui si chiede conto all’amministrazione Trump. Il bilancio degli organizzatori è di 8 milioni di partecipanti agli oltre 3.500 eventi i tutti gli Stati. Un record, considerato che nel precedente appuntamento No Kings in America, lo scorso ottobre, c’erano state 1,6 milioni di persone in meno.
Come riporta la Cnn, durante tutta la giornata di ieri, sabato 28 marzo, folle si sono radunate per marciare, cantare, ballare e sventolare cartelli nelle principali città , nei sobborghi e nei piccoli centri degli stati sia repubblicani che democratici, con enormi marce a Los Angeles, San Diego e New York.
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Un evento di punta si è tenuto in Minnesota, a Minneapolis, città simbolo della proteste anti-Ice, dove si è esibito sul palco Bruce Springsteen con “Streets of Minneapolis”. Si tratta della canzone scritta dal cantante per rendere omaggio “alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e ad Alex Pretti e Renee Good”, i due cittadini uccisi dagli agenti dell’Ice. “Lo scorso inverno, le truppe federali hanno portato morte e terrore nelle strade di Minneapolis”, ha esordito Springsteen prima di cantare. “Beh, hanno scelto la città sbagliata”.
Nella maratona No King di Minneapolis sono saliti sul palco anche Joan Baez e Jane Fonda (nel video). Bruce Springsteen ha aperto il concerto-evento clou della manifestazione “No Kings” in Minnesota. Migliaia di manifestanti si sono accalcati sul prato del Campidoglio del Minnesota e nelle strade circostanti a St. Paul. Alcuni sventolavano bandiere americane capovolte, storicamente simbolo di protesta. “Le truppe federali hanno portato morte e terrore nelle strade di Minneapolis. Hanno scelto la città sbagliata”. ha detto il cantante. “La forza e la solidarietà del popolo di Minneapolis e del Minnesota sono state d’ispirazione per l’intero Paese, la vostra forza e il vostro impegno ci hanno dimostrato che questaOTTO MILIONI D è ancora l’America.” Springsteen ha poi cantato “Streets of Minneapolis”, la canzone scritta in risposta alle uccisioni di Renee Good e Alex Pretti da parte di agenti federali
Un manifestante a Minneapolis ha dichiarato che il motivo per cui è sceso in piazza oggi è semplice: “La democrazia è minacciata”. Un altro cittadino teneva in mano un cartello con la scritta “Elvis è l’unico re” e ha spiegato di essere sceso a protestare perché “è assolutamente tragico quello che sta succedendo in questo Paese e nel mondo. Voglio solo che la mia voce venga ascoltata da altre persone”.
A Chicago, un veterano e suo figlio hanno risposto alla domanda sul perché fossero lì, dicendo di essere talmente esasperati dall’amministrazione Trump, da essersi sentiti in dovere di protestare per la prima volta. “Vedo le ingiustizie in atto, a mio parere, ciò che sta accadendo alla gente nella nostra nazione, e volevo essere qui per esprimere il mio disappunto”, ha detto il veterano di guerra. Un insegnante invece ha spiegato il suo disappunto contro il governo: “Abbiamo avuto leggi sbagliate e politici incompetenti in passato, ma siamo sempre riusciti a uscirne restando uniti”, ha detto.
Gli eventi, nonostante i grandi numeri, si sono svolti in modo pacifico, se non giocoso. A Los Angeles però, nonostante fosse iniziato tutto come una grande festa, con gonfiabili e cartelli colorati, carretti di taco e hot dog e balli di salsa, poi un gruppo più ristretto di manifestanti si è radunato l di fronte a un edificio federale nel centro di Los Angeles dando inizio a uno scontro con le autorità locali che ai lanci di bottiglie hanno risposto con gas lacrimogeni. Alla fine, riferisce AbcLa, diverse persone sono state arrestate per non essersi allontanate dopo l’ordine di dispersione.
A NEW YORK
Decine di migliaia di persone, forse anche di più, sono scese in strada a Manhattan. I manifestanti si sono radunati vicino a Columbus Circle e si sono diretti a Sud lungo la 8ª Avenue, con la folla che si estendeva per diversi isolati. Tra coloro che guidavano il corteo in testa — marciando sotto grandi striscioni con scritto “No ICE,” “No Kings” e “No War” — figuravano personaggi di spicco della scena culturale e politica della Grande Mela, come la Procuratrice Generale di New York Letitia James, il Reverendo Al Sharpton, e gli attori Robert De Niro e Cynthia Nixon.
Proteste nazionali. La marcia No Kings a Manhattan è stata una delle tante nei cinque distretti e una delle oltre 3.000 in tutto il Paese. Si tratta della terza edizione della protesta; l’ultima, in ottobre, aveva coinvolto oltre 300.000 persone in tutta la città. Quella giornata di manifestazioni, così come le prime proteste No Kings di giugno, ha visto la partecipazione di 5-7 milioni di persone a livello nazionale.
L’evento chiave al di fuori di New York si è svolto a Minneapolis, dove 50.000 persone hanno protestato insieme al governatore Tim Walz e a Bruce Springsteen. Le proteste a Dallas sabato hanno visto scontri tra i manifestanti No Kings e i sostenitori di Trump, alcuni dei quali erano insurrezionisti del 6 gennaio graziati, secondo quanto riportato. Una protesta di solidarietà a Londra, in Inghilterra, ha attirato almeno 50.000 persone, secondo la Metropolitan Police, anche se il Guardian ha stimato un’affluenza circa dieci volte superiore.
New York For All. Mentre i manifestanti a Midtown Manhattan scandivano slogan contro l’amministrazione Trump probabilmente condivisi con altri in tutto il Paese, in vari momenti sono anche scoppiati in cori di “New York for all!”, un riferimento a una proposta di legge volta a contrastare la politica di deportazioni di massa della Casa Bianca nell’Empire State.
“Il New York For All Act – ha dichiarato a La Voce di New York Murad Awawdeh, responsabile di un gruppo di advocacy per gli immigrati chiamato New York Immigration Council – vieterebbe l’utilizzo di qualsiasi dollaro dei contribuenti dello Stato di New York per collaborare con l’ICE e per aiutare l’agenzia federale nella separazione delle famiglie e nello smantellamento delle nostre comunità. È quindi imperativo che lo Stato di New York approvi il New York For All per porre fine a questa collusione che vediamo avvenire giorno dopo giorno.”
Le carceri di sette contee dello Stato hanno messo a disposizione le proprie celle per la detenzione di persone arrestate dall’ICE, che nel 2025 sono aumentati di sei volte rispetto all’anno precedente, raggiungendo 2.800 persone, secondo i dati dell’agenzia federale. La Contea di Nassau, a Long Island, ha incarcerato quasi 1.500 persone solo tra gennaio e luglio 2025. Uno di questi detenuti è morto entro 24 ore dal suo arrivo lo scorso settembre. Le autorità locali sostengono che sia deceduto per insufficienza epatica dovuta all’alcolismo, rifiutando le richieste di media e avvocati di visionare le riprese delle telecamere di sorveglianza della struttura. Bruce Blakeman, responsabile della Contea di Nassau e alleato di Trump, che ha difeso con forza questa pratica, si candida a governatore nella lista repubblicana.

