SCIOPERI A REPUBBLICA

La Repubblica non esce per due giorni, oggi 10 e domani 11 febbraio. La redazione si è riunita in assemblea lunedì 10 e ha preso atto della relazione del Comitato di redazione: l’Azienda non dà alcuna risposta sulla trattativa in corso per la vendita del quotidiano. Nessuna spiegazione, nessuna notizia. Come se i giornalisti fossero pacchi da trasferire. La trattativa è attualmente in esclusiva fra l’attuale proprietà Exor dell’amministratore delegato John Elkann che detiene il Gruppo Gedi con il magnate greco Theodore Kyriakou. Doveva concludersi entro il mese di gennaio, ma quasi a metà febbraio non c’è alcuna novità, né alcuna informazione su come stiano andando le cose.

L’assemblea è diventata nel corso del pomeriggio e della serata permanente, così da non permettere l’uscita del giornale e il Cdr ha anche deciso di proclama lo sciopero per il giorno successivo.

Nel comunicato pubblicato sul sito del quotidiano dal Cdr si legge: “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione?”.

Il Cdr spiega di aver coinvolto chiunque fosse possibile e di continuare a farlo “lavorando assieme alle organizzazioni sindacali, interpellando istituzioni, lettori, partiti, enti pubblici, da Agcom all’European Board for Media Services. Abbiamo fatto il nostro lavoro giornalistico per tentare di fare luce sulla natura del potenziale acquirente e ciò che ne è uscito fuori non ci tranquillizza affatto, anzi. Abbiamo manifestato pubblicamente la nostra rabbia e preoccupazione. In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico. Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono ad oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali”.

Questa è la situazione -dice il Cdr- che stanno vivendo 1.300 famiglie: “Lo spezzatino di Gedi, quel che era il primo gruppo editoriale italiano, continua indisturbato. Come nel disinteresse generale, salvo dei sindacati e di chi del proprio lavoro vive, è stato smantellato un pezzo di industria italiana. Tutto questo mentre gli azionisti ogni anno portavano a casa dividendi miliardari. La storia di Repubblica e del gruppo Gedi è paradigmatica. Racconta bene lo strapotere di pochi, senza regole e senza controlli; il destino incerto dei molti che non hanno ereditato patrimoni né credono nella legge del più forte e del più furbo; le pavidità e connivenze di purtroppo molti decisori pubblici, attenti agli interessi delle oligarchie e meno al bene comune. Questa vicenda non è quindi solo nostra”.

L’INDAGINE DEI GIORNALISTI DI REPUBBLICA SUL GRUPPO GRECO

Ecco che cosa hanno scoperto, due settimane fa, sulla trattativa Gedi-Kyriakou i giornalisti del quotidiano. L’acquirente greco non darebbe, nonostante le rassicurazioni, garanzie sul futuro della testata.

Elementi poco confortanti dalla lettura sui registri olandesi del commercio fatta dai giornalisti dei bilanci del gruppo greco che si appresta a comprare La Repubblica. Nessun precedente nella carta stampata, afferma il CdR che ritiene l’affidabilità della controparte della Gedi, ossia Kyriakou, “prossima allo zero”. Il dato comune tra Gedi e il gruppo greco – è scritto – è la mancanza di trasparenza.

Il giornalismo si occupa di rendere chiaro ciò che si vorrebbe oscuro. In nome dell’indispensabile trasparenza, lo ricordano e lo scrivono in un comunicato i componenti del Comitato di Redazione della Repubblica, il giornale – fondato da Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo – che sta per essere venduto ai greci di Antenna Group. La nota è indirizzata soprattutto a John Elkann, il presidente di Gedi che “per anni ha sistematicamente mentito alla redazione”. Da ricordare che l’erede degli Agnelli ha oggi problemi con la giustizia: è già ai servizi sociali.

Ebbene, il CdR ha indagato sul compratore (il 31 gennaio scadrà l’esclusiva della trattativa) per tentare di arrivare alla composizione aziendale del gruppo. Lo ha fatto attraverso un lavoro giornalistico redigendo un dossier che da oggi è disponbile sui canali social del giornale La Repubblica.

Si legge, tra l’altro, nel dossier: ” Possiamo sinteticamente dire che lE holding della famiglia Kyriakou sono collocate in Lussemburgo, come anche la capogruppo K group. che ha depositato l’ultimo bilancio consolidato nel 2019, mentre qùuello del 2021 non è consolidato”.

“Abbiamo estratto dai registri olandesi del commercio – scrivono ancora i giornalisti di Repubblica – tre nuovi documenti del gruppo: un bilancio 2024 non consolidato della holding capofila Antenna Group, depositato a fine 2025, e due bilanci consolidati 2023 e 2024 di Antenna Greece Bv, la società dei media di famiglia”.

“La lettura di queste carte consente una fotografia più aggiornata deeel business dei Kyriakou. Il gruppo è formato circa 90 società, la maggior parte site in Olanda (30), Cipro (23), Grecia (22), Romania (6),senza un coordinamento tra loro. Dall’analisi dei bilanci 2024 da noi rinvenuti affiora un’zttività editoriale senza alcuna presenzanella carte stampata, grande circa un terzo di quella di Gedi. Per quanto riguarda Antenna Greece Bv, negli ultimi tre anni non ha mai distribuito dividendi e dunque, con questi numenri visionabili, nons embra che con l’attività televisiva i Kyriakou siano in grado di finanziare l’espansione internazionale”.

Il Cdr di Repubblica aggiunge che “prima di effettuare qualsiasi operazione in Italia, la famiglia di Theo Kyriakou dia effettiva trasparenza alle sue strategie pubblicando tutti i bilanci consolidati aggiornati al 2025. Per trasparenza e correttezza sarebbe stato compito di Exor (John Elkann) renderci edotti (…) ma quaasi anni di gestione Exor ci hnno insegnanto sia nel metodo che nella forma è l’opacità a farla da òpadrone”.

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