Sedici arresti (tutti in Italia tranne uno in Svizzera) e un fermo per indiziato di delitto. Oltre al sequestro di 282,9 gigabyte di materiale, tra cui 22mila video e 34mila immagini diffuse in 98 Paesi nel mondo (dagli Usa alla Russia, fino a Cina, Giappone, Ucraina, Sudamerica, Canada e Australia). Sono i risultati dell’indagine ‘Fly Trap’ della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, partita nel 2024 e terminata alla fine del 2025 e che per la prima volta ha visto un agente della Polizia infiltrarsi e operare sotto copertura.

L’operazione, oggetto di una conferenza stampa in Procura del procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, del sostituto procuratore Maria Teresa Gerace, del direttore della Polizia Postale e Sicurezza Cibernetica di Roma, Ivano Gabrielli, e del direttore della II divisione della Polizia Postale, Maria Rosaria Romano, insieme con Amy Iacoi dell’agenzia federale statunitense Hsi (Homeland Security Investigations), ha portato allo smantellamento di una vera e propria “multinazionale” – così l’ha definita il procuratore Lo Voi – della pedopornografia che, attraverso canali Telegram, incassava anche denaro dalla diffusione di questi video.

Siamo in presenza di un commercio indegno di minori“. Il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha commentato così l’operazione che ha smantellato un’organizzazione internazionale dedita al traffico e commercio di materiale pedopornografico su Telegram “che si è data una struttura paragonabile a quella di una multinazionale o società quotata in Borsa”.

E’ una delle vere novità, secondo Lo Voi, di questo “orrendo fenomeno criminale” insieme al fatto che i “capi” avevano un’età molto giovane: “Tra i 22 e i 28 anni”. E se si considera che questo gruppo “andava avanti dal 2020“, come ha detto il sostituto procuratore Gerace, significa che alcuni dei componenti della cosiddetta “Stanza dei Re” (il luogo Telegram dove i capi dell’organizzazione si riunivano) hanno iniziato l’attività quando erano addirittura minorenni.

“Sono ragazzi che hanno iniziato la loro avventura informatica dentro canali di gioco– ha continuato Gerace- Quindi vengono in contatto in questi contesti e con questo tipo di contenuti. Poi, tra loro formano un gruppo organizzato, sentono di avere soddisfazione dal ruolo di amministratore che ricoprono e nelle chat troviamo conversazioni in cui si fomentano a vicenda sulla possibilità di allargare i gruppi e creare contenuti nuovi”.

I profili dei “capi” sono i più disparati: “Dal professionista al gestore di B&B e ai disoccupati”. Il business della “multinazionale” della pedopornografia nasceva dall’obbligo, per chi volesse accedere a questi contenuti, “di pagare un abbonamento tra i 3 e i 9 dollari mensili o anche in euro, importo da moltiplicare per gli oltre 1.000 utenti presenti nella Community”, ha spiegato la dirigente della Polizia Postale oppure, in alternativa, per restare nel gruppo “bisognava caricare dei contenuti nuovi”, ha sottolineato Lo Voi.

A dare il via all’operazione sotto copertura una segnalazione dell’agenza HSI americana “che ci ha dato un input- ha specificato Gabrielli- individuando uno dei responsabili, che sospettavano potesse essere italiano per alcuni termini utilizzati, questo poi ha portato alle georeferenziazioni”. Le indagini non si fermano, continueranno con le analisi di tutto il materiale sequestrato e l’individuazione delle vittime.

Dieci persone sono state arrestate in flagranza di reato per la detenzione di un’ingente quantità di materiale pedopornografico, a seguito delle 23 perquisizioni locali, personali e informatiche disposte dalla Procura della Repubblica nei confronti dei soggetti indagati, sia in qualità di amministratori che di semplici membri, dell’associazione per delinquere finalizzata alla detenzione, commercio, divulgazione e pubblicizzazione di ingenti quantitativi di materiale pedopornografico oggetto della presente indagine.

Le investigazioni sono state avviate nel 2024 in seguito a informazioni condivise, nell’ambito della cooperazione internazionale, dall’Agenzia statunitense Homeland Security Investigations (HSI) relative alla presenza su Telegram di un gruppo privato denominato ‘New Saga’, dedito alla diffusione di materiale pedopornografico. Le attività investigative e l’analisi delle transazioni in criptovaluta utilizzate per accedere alla comunità, consentivano di identificare uno degli amministratori, un ventiquattrenne campano, poi sottoposto a perquisizione personale, locale ed informatica nel mese di maggio 2024 e di avviare una complessa attività espletata in modalità sotto copertura.

Grazie all’attività investigativa dal 2024 al 2025 si riusciva a creare nel tempo un rapporto fiduciario con gli amministratori fino ad ottenere un accredito da ‘co-amministratore’ all’interno dei diversi gruppi di pedopornografia, spesso creati in diverse versioni, dopo la chiusura, con nomi fantasiosi per assicurarne l’anonimato e la riconoscibilità dai soli partecipanti (New Saga-La Zanzara 2, con le versioni 3 e 4 – renew).
Per scongiurare il pericolo di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine, venivano utilizzati dagli amministratori “canali privati esclusivi” per lo scambio informativo ed organizzativo, uno di questi nominato ‘La Sala dei Re’, a sottolinearne il contesto di potere nel quale gli amministratori dei gruppi Telegram ritenevano di operare.

Le investigazioni hanno documentato in maniera dettagliata l’esistenza di un’articolata organizzazione composta da diversi amministratori con compiti di gestione e promozione dei diversi gruppi creati per la diffusione del materiale pedopornografico, di predisposizione dei servizi connessi per assicurare l’anonimato e per criptarne il contenuto, tra questi quelli di cloud e di server virtuali, di moderazione dei contenuti, di creazione di bot, programmi automatizzati capaci di gestire i numerosi utenti, per garantire la continuità della comunità anche in caso di chiusura dei gruppi o perdita degli account.

L’attività operativa consentiva di accertare la creazione di una comunità online privata, strutturata e organizzata, con rigorose regole, composta da oltre 1.009 partecipanti, accessibile mediante pubblicazione di un link dedicato per raccogliere più utenti, la cui permanenza era consentita previo pagamento in criptovaluta di modiche somme di denaro (definite donazioni) o condivisione di materiale nuovo di pedopornografia.
I membri ricevevano supporto diretto e costante dagli organizzatori anche con la condivisione di risorse informatiche necessarie per assicurare l’anonimato e custodire il materiale illecito diffuso, anche in forma criptata, per evitarne la perdita.

Le metodologie adottate dagli amministratori avevano prodotto un accrescimento del volume dei database di materiale di pedopornografia disponibile. Solo nel corso dell’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di materiale illecito, con oltre 22mila video e 34mila immagini. Le indagini, mediante l’utilizzo di elevate ed innovative tecniche di de-anonimizzazione, hanno permesso di identificare i soggetti coinvolti e acquisire elementi indiziari a fondamento della richiesta della Procura di Roma delle 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal GIP di Roma, di cui una sostituita con quella degli arresti domiciliari per lo stato di salute dell’indagato, eseguite martedì, nei confronti di 3 amministratori italiani, residenti nella provincia di Napoli, Barletta e Verona e di un cittadino svizzero, come organizzatori/promotori e nei confronti di 2 soggetti, residenti nella provincia di Messina e di Genova, come partecipi, per aver condiviso e detenuto in un archivio informatico una ingente quantità di materiale pedopornografico.

I 22 utenti italiani, di cui 10 attivi anche nella condivisione di materiale, sono stati destinatari di provvedimenti di perquisizione locale, personale ed informatica. Le operazioni, nella medesima giornata, si sono concluse con l’arresto in flagranza di reato di 10 soggetti perché trovati in possesso di una ingente quantità di materiale pedopornografico, video ed immagini di minori anche in tenera età, materiale illecito abilmente occultato, di difficile accesso, protetto in cartelle anche crittografate per impedirne il ritrovamento, ancora in corso di quantificazione.

Tra gli arresti in flagranza figurano 6 persone residenti nelle Province di Torino, Milano e Padova, una rispettivamente della Provincia di Fermo, Cagliari, Palermo e Treviso, di cui pochi con precedenti specifici e altre insospettabili autori. L’esecuzione dei provvedimenti ha visto la partecipazione di oltre 100 operatori specializzati della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica dei Centri Operativi e delle dipendenti sezioni operative di Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trento e Venezia. Cospicuo il materiale informatico sequestrato con circa 200 dispositivi (smartphone, tablet, pc, hard disk) e il materiale illecito di pedopornografia sottratto ai mercati e alle piattaforme di scambio a livello internazionale.

Nella notte di ieri, un ventiseienne incensurato, individuato nella Provincia di Cremona, a termine della perquisizione eseguita da personale della Polizia Cibernetica della Lombardia, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con un provvedimento dell’autorità giudiziaria capitolina, emesso in tempi rapidissimi. Nel corso delle attività di indagine sono state inoltre individuate 996 utenze riconducibili a Paesi esteri.

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