Silvia Salis, la sindaca di Genova, ha deciso di fare un passo indietro: non si candiderà per le primarie del centrosinistra. Ma la prima cittadina non risparmia stoccate ai leader del campo largo. “Il centrosinistra fatica a vincere a livello nazionale perché – ha dichiarato al Corriere della Sera – nei decenni ha elaborato anticorpi potentissimi contro la vittoria. C’è fastidio verso la figura del leader. E c’è il meccanismo perverso di dover abbattere le peculiarità di ogni partito per tenere insieme tutti. E quasi l’idea che il concetto stesso di vittoria sia qualcosa di destra”. “Io vinsi al primo turno, con il sostegno di Bonelli e Fratoianni anche. Avevamo una coalizione che andava da Azione ai Cinque Stelle: perché avremmo dovuto pensare di non farcela? Bisogna darsi il permesso di vincere“.

“Manca un leader riconosciuto del centrosinistra. E manca – prosegue Salis – una cultura del leader. Ci sono molte persone che pensano di poter fare quel lavoro, ma siccome non si mettono d’accordo, allora si decide di aprire una competizione interna. Io non sono contraria alle primarie in assoluto. Ma ricordo una recente intervista sul Corriere di Aldo Cazzullo a Massimo D’Alema: raccontava di un partito nel quale si discuteva, c’era un organo di direzione politica, composto da più anime, ma forte, e alla fine usciva una decisione. Come quando Berlinguer comunicò appunto a D’Alema: “La direzione del partito ha deciso che farai il segretario della Fgci”. Elly ha legittime ambizioni. Così come Giuseppe Conte, che ha già fatto il premier due volte, pur avendo dieci punti in meno del Pd. E poi ci sono il mondo riformista e quello di Avs, che hanno il diritto di riconoscersi in una leadership. A destra il partito principale, Fratelli d’Italia, ha cannibalizzato gli altri. Noi, invece, abbiamo frammentato il Partito democratico. Se il Pd fosse stato più inclusivo e avesse contenuto le tensioni interne, oggi sarebbe un partito che non avrebbe problemi a stare al 30 per cento“.
Come si decide il leader? I capi politici del centrosinistra, in una stanza. Così funzionavano i partiti che funzionavano. Non mi risulta che in Fratelli d’Italia qualcuno metta in discussione la leadership di Giorgia Meloni. E anche quando discutono, da quelle stanze non escono spifferi. Di Meloni rispetto il percorso. Lo sport ti insegna a rispettare l’avversario, non soltanto per educazione. Perché se dici che il tuo avversario è un fesso e poi perdi, sei un doppio fesso. Rispettare l’avversario qualifica il tuo valore”.
Invece, Meloni? “Le invidio la memoria corta del suo elettorato, noi ci ricordiamo tutto”. E la politica estera? “Lo sgomento è vedere che le armi hanno di nuovo sostituito la diplomazia internazionale, penso serva una posizione europea molto forte”. E le ambizioni nazionali, quindi? “Chiunque ha la legittima aspirazione di poter fare un percorso, io penso sia importante per la città avere un sindaco mediaticamente rilevante, dà potere e mi permette di difendere Genova”. Cosa farà Silvia Salis tra cinque anni? “Vediamo come va il primo mandato, – è il rilancio, poi si vedrà – magari va così bene che me ne fanno fare un altro”. (Estratto dell’intervista al Corriere della Sera)

 

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