Manifestazioni in diverse città italiane con migliaia di studenti (e insegnanti) in piazza per protestare contro lo stato precario degli istituti, tetto agli stranieri e la guerra. Studenti e insegnanti hanno fatto da scudo tra gli agenti antisommossa e gli studenti.  A Roma gli studenti si sono diretti verso il ministero dell’Istruzione gridando slogan contro Valditara. Il ministro li ha definiti “teppisti”. A Torino bruciato un carrarmato in cartone per simboleggiare l’avversità alla guerra e ai finanziamenti miliardari per le armi. Sempre a Torino, disordini e scontri. I manifestanti hanno sfidato le forze dell’ordine resistendo agli idranti e avvicinandosi al cordone della polizia che ha caricato. Una signora ha urlato più volte agli agenti: “Basta!”  (video). A Bologna disordini davanti alla stazione.

Momenti di tensione.  Tensione e lancio di uova a Torino, dove il corteo di oltre 2.000 studenti è arrivato davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale, presidiato dagli agenti in tenuta antisommossa. Al grido di “Tout le monde déteste la police”, i ragazzi, come scrive ANSA, hanno alzato il tiro della protesta contro le politiche del governo e le spese militari, preannunciando nuove azioni negli istituti: “Non è più il momento del dialogo, siamo arrabbiati. Non ci sono i soldi per le nostre scuole ma per le loro guerre sì. Se questa settimana abbiamo occupato trenta scuole, la prossima settimana saranno cento”. In strada anche gli universitari del collettivo Cambiare Rotta, che hanno raccontato i problemi di ogni giorno negli atenei, tra aule strapiene e ragazzi costretti a sedersi per terra. Dal megafono la protesta punta dritto contro le scelte del governo, accusato di togliere risorse allo studio per metterle nel riarmo: “Se le cose non cambiano faremo come in Francia”, hanno avvertito i giovani.

A Roma, incappucciati e con il volto nascosto un gruppo di studenti in testa al corteo ha divelto i cassonetti divelti trasportandoli in mezzo alla strada per poi iniziare il lancio di una decina di bombe carta. Sono stati questi i momenti di tensione durante il corteo “No Meloni day”. Sono circa 20mila, secondo quanto annunciato al megafono dagli organizzatori, le persone che tra slogan e fumogeni stanno sfilando per le strade della Capitale. Lo slogan più scandito: “Valditara esci dal Palazzo”. A Roma i manifestanti hanno bruciato una bandiera degli Stati Uniti e un’altra di Israele.

Il ministro Valditara: “Teppisti”. “Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico”. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha usato parole durissime per descrivere i disordini che hanno segnato la mobilitazione studentesca in tutta Italia e in particolare a Roma, dove il corteo è arrivato in viale Trastevere bersagliando la sede del Ministero con petardi, bombe carta e cori contro il ministro e la premier Meloni.

(Video YouTube)

A Bologna gli studenti sono scesi in strada fin dalle prime ore del mattino. Gli ingressi dei principali licei della città – dal Minghetti al Laura Bassi, fino al Galvani, Copernico, Sabin, Fermi e Aldini – sono stati bloccati con cassonetti, biciclette, striscioni e fumogeni colorati. Al Galvani, in particolare, è servito l’intervento dei vigili del fuoco per tranciare una catena usata per sigillare il portone d’accesso. I vari gruppi di studenti si sono poi incamminati verso l’Ufficio scolastico regionale scelto come punto di ritrovo unico della mobilitazione. Nel centro cittadino, i cortei scolastici si sono poi uniti alla marcia per il clima promossa dai movimenti ambientalisti, portando in strada le rivendicazioni contro le politiche del governo insieme a quelle sul diritto allo studio e sulla tutela dell’ambiente.

Anche a Milano i collettivi studenteschi e diverse realtà dell’istruzione sono coinvolti nelle manifestazioni. La protesta è iniziata con il ritrovo fissato alle 9:30 in Largo Cairoli, punto di partenza del corteo che sta attraversando la città portando con sé possibili deviazioni dei mezzi pubblici e disagi alla viabilità. Nel corso del pomeriggio, inoltre, la giornata di protesta vedrà un secondo appuntamento concentrato sui temi ambientali e sul clima. Al centro del primo corteo studentesco milanese c’è la ferma contestazione al tetto agli alunni stranieri nelle aule. Dietro lo striscione principale “Nessun3 è stranier3”, i ragazzi in piazza protestano contro quelli che definiscono provvedimenti discriminatori e divisivi per la scuola pubblica.

 Immagini da YouTube

A Torino gli studenti hanno attraversato il centro cittadino per contestare i costi in aumento, il degrado degli edifici scolastici e i tagli all’istruzione. La mobilitazione, guidata in parte dall’Assemblea studentesca, vede in piazza i ragazzi dei collettivi Osa e Ksa insieme a gruppi universitari e giovani non schierati. Tra cori come “Più soldi per le scuole e non alla guerra” e “Facciamo come in Francia”, il corteo boccia il recente decreto scolastico e respinge la divisione tra manifestanti buoni e cattivi, criticando la gestione dell’ordine pubblico da parte della polizia.

A Cagliari gli studenti si sono dati appuntamento in piazza Garibaldi per sfilare lungo le vie del centro. Come riporta l’ANSA, il corteo sta attraversando la città per raggiungere il palazzo del Consiglio regionale in via Roma, tra musica, striscioni e cori diretti alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Gli alunni contestano il carovita, le strutture scolastiche fatiscenti, la mancanza di docenti e le norme ribattezzate “scuola caserma”, a partire dal tetto agli alunni stranieri. Tra i cartelli e gli slogan lanciati dalla piazza troneggiano messaggi come “La scuola non si tocca, la difenderemo con la lotta” e “Finanziate le scuole, non le guerre”.

In cammino verso viale Trastevere, centinaia di liceali romani sfilano verso la sede del Ministero dell’Istruzione per un flash mob di protesta. I ragazzi contestano il nuovo decreto sulla scuola e chiedono di destinare fondi all’istruzione anziché alle spese militari. “Chiediamo un futuro accessibile per noi perché ne siamo costantemente derubati”, spiegano gli studenti lungo il percorso. Dalla testa del corteo si sollevano cori rivolti direttamente al ministro: “Valditara stiamo arrivando” e “Di giorno protestiamo e di notte occupiamo”. A loro si uniscono i ragazzi del movimento Les Blocages Roma, che stamattina hanno sbarrato gli ingressi delle scuole prima di scendere in strada. Al centro della loro protesta ci sono il no al decreto scuola e la richiesta di un’istruzione gratuita, con strutture sicure e stop ai rincari per le famiglie. I giovani contestano le spese militari a scapito degli studi: “Siamo stanchi di sentirci dire che non ci sono soldi per l’istruzione, mentre il Governo trova miliardi da investire nel riarmo”. L’ispirazione arriva anche dalle recenti proteste in Francia e Spagna, con un messaggio diretto inviato alle istituzioni: “Da Parigi a Roma, la nostra generazione non ha intenzione di rimanere a guardare mentre le viene tolto il futuro”.

Il preside di Verona. “Siamo consapevoli che un episodio di questo genere possa suscitare preoccupazione e senso di insicurezza. Per questo riteniamo fondamentale affrontare quanto accaduto con serietà, trasparenza e senso di responsabilità, evitando allarmismo promuovendo un clima di fiducia e collaborazione”. Lo afferma in una nota Michele Bragantini, il dirigente scolastico dell’Ipsia Giorgi di Verona, dove questa mattina un gruppo di studenti in rivolta ha incendiato cassonetti in una via adiacente alla scuola. “La sicurezza delle persone che vivono quotidianamente la scuola è e rimane una priorità assoluta”, ha evidenziato il preside aggiungendo che “la scuola è impegnata a garantire un ambiente scolastico sereno e protetto, attraverso l’attenzione costante alle condizioni degli spazi, il rispetto delle procedure di sicurezza e la collaborazione con le autorità competenti, affinché ogni eventuale criticità venga affrontata tempestivamente”. “Desideriamo inoltre ribadire – prosegue Bragantini – che la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento ma anche una comunità fondata sull’ascolto, sul rispetto e sul sostegno reciproco. La scuola è vicina agli studenti, le loro famiglie a tutto il personale, riconoscendo l’importanza di accogliere eventuali timori, rispondere alle domande mantenere aperto un dialogo costruttivo. La fiducia della scuola nasce dalla consapevolezza che la sicurezza si costruisce insieme, attraverso la prevenzione, la collaborazione e l’impegno concreto di tutta la comunità. La scuola è una comunità che si prende cura delle persone anche nei momenti di difficoltà” conclude il dirigente dell’Istituto Giorgi. Intanto fonti della Questura di Verona hanno precisato che 10 studenti sono stati accompagnati nel locali della Questura, ma non sono stati fermati, per essere sentiti riguardo ai danneggiamenti di questa mattina.

 

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