Ferrara Summer Festival, la zona grigia

dí Claudia Zamorani
Ci sono momenti in cui ci si sente soli, terribilmente soli. Momenti in cui viene meno la fiducia nelle Istituzioni, nello Stato, nella Giustizia, quella che non sembra arrivare mai. E attorno cresce come edera il vuoto, terreno fertile per il disincanto e l’astensione.
Momenti in cui chi comanda sembra cadere sempre in piedi, supportato ahimè da tante, troppe Istituzioni che invece di tutelare i cittadini e le cittadine, specie i più fragili, sembrano costruire attorno un muro di gomma impossibile da espugnare, che ti sfibra, che ti spegne, che ti strappa via lembi di pelle e di anima. Com’è possibile che nessuno alzi mai un dito, semplicemente per far rispettare la legge? Quella che dovrebbe essere uguale per tutti, quando mai.
 A Ferrara c’è una zona grigia tra le pieghe dei palazzi. Un confine in cui l’umanità si è perduta. Ma assuefatti come siamo da una bulimia di eventi che ci propinano e di ‘divertimento’, costruito ad arte, neanche ce ne siamo accorti.
Fabbri nella sua prima campagna elettorale scriveva: “I cittadini non sono numeri, ma persone. Per questo sarò il sindaco di tutti, pronto ad ascoltare”. Vi chiedo allora: che fine ha fatto quel sindaco? Lo stesso che non ha mai nascosto, con pragmatica chiarezza, di voler privilegiare i grandi numeri del turismo. Ma l’errore sta nel credere che per far crescere l’economia si debbano calpestare le persone.
Esiste un’alternativa: si chiama economia civile. È un modello capace di generare sviluppo economico e coesione sociale insieme, mettendo davvero le persone al centro. Un’economia in cui la bellezza della città non viene svenduta, ma valorizzata nel rispetto di chi ci vive.
Perché dietro le deroghe acustiche fino a 95 decibel non ci sono numeri, ci sono persone. C’è una nostra vicina affetta da Alzheimer per cui il rumore è sofferenza; c’è un cardiopatico a cui è negato il riposo notturno. Quando le linee guida dell’OMS fissano a 45 decibel il limite per la salute, e noi ne autorizziamo 95, stiamo dicendo che un concerto vale più della vita di un cittadino fragile.
Chiediamo un ritorno all’equilibrio. Chiediamo che si pianifichi, cercando aree idonee per i grandi eventi e restituendo Piazza Ariostea alla sua funzione civile. Perché lo sviluppo di una città ha valore solo se cammina di pari passo con la dignità, la salute e i diritti dei suoi cittadini e delle sue cittadine.
Buon Ferrara Summer Festival a tutti e a tutte, buon divertimento. E speriamo almeno che quest’anno le ambulanze riescano a passare.

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