L’evoluzione del clima negli ultimi cinquant’anni, dal 1975 al 2025, è stata al centro di uno studio di Meteo.it per il Corriere della Sera, che ha analizzato nove valori ora per ora nelle 108 città italiane per un totale di 434,5 milioni di dati. L’analisi sull’impatto del cambiamento climatico ha dato risultati sorprendenti, soprattutto con un aumento generalizzato delle temperature e con il boom delle notti bollenti. Altri aspetti che dovrebbero preoccuparci riguardano lo scioglimento dei ghiacciai e i mari sempre più caldi. Su quest’ultimo aspetto, c’è da dire che in 50 anni i maggiori impatti climatici si registrano sulle coste o vicino al mare.
I 9 parametri orari analizzati nello studio sono: 1) Variazione della temperatura media (aumento in gradi centigradi dal 1975 a oggi). 2) Giornate di caldo estremo-afoso (giorni con la massima oltre i 35 gradi). 3) Notti tropicali (ore notturne in cui la temperatura non scende mai sotto i 20 gradi). 4) Ondate di calore prolungate (sequenze di giorni consecutivi sopra la media storica). 5) Indice SPI (Standardized Precipitation Index), un indice che misura i periodi di siccità prolungata. 6) Intensità degli eventi piovosi estremi (frequenza di bombe d’acqua orarie rispetto alle piogge distribuite). 7) Isola di calore urbana (differenziale termico orario tra centro e periferia). 8) Ecursione termica e umidità oraria. 9) Raffica di vento e brezze (progressiva riduzione della ventilazione mitigante).
Posizionamento e dinamiche delle città emiliane
Bologna si colloca esattamente a metà della graduatoria di impatto globale, al 46esimo posto. Pur non figurando nella top 10 degli stravolgimenti più estremi (occupata da città come Foggia, Sondrio o Milano), registra una combinazione critica tra l’effetto barriera dell’Appennino e l’isola di calore urbana.
Ferrara e i Lidi Ferraresi. La pianura ferrarese soffre in modo specifico per l’elevato tasso di umidità oraria e per la proliferazione delle notti tropicali (minima sopra i 20 gradi). Nell’area padano-costiera, la brezza marina spinge l’umidità verso l’interno senza riuscire a dissipare il calore accumulato dall’asfalto e dai terreni agricoli secchi.
Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Presentano dinamiche molto simili tra loro lungo l’asse della Via Emilia. Il dato cinquantennale evidenzia un costante aumento della media estiva intorno ai +2,5 gradi / +2,8 gradi dal 1975 a oggi.
L’inversione termica e il ristagno. Le ridotte raffiche di vento e la scarsa ventilazione amplificano la sensazione di calore percepito rispetto alle temperature effettive registrate dalle capannine del meteo.
Eventi estremi di pioggia. La Pianura Padana centro-orientale evidenzia una marcata variazione nel regime precipitativo: meno giorni di pioggia all’anno, ma con un’intensità oraria per evento piovoso molto più elevata.
Le città dell’Emilia Romagna e dell’intero bacino padano mostrano un profilo peculiare nel dossier : l’orografia chiusa e l’assenza di ventilazione costante trasformano la Pianura Padana in un vero e proprio “catino termico”. I capoluoghi emiliani non sono in cima per l’aumento assoluto dei picchi termici (dove primati e record spettano al Centro-Sud come Foggia e Roma), ma risultano tra i più penalizzati per la persistenza dell’afa, la mancanza di refrigerio notturno e le isole di calore urbane.
Perché la Pianura Padana “soffre” più del Sud
Mentre al Sud e nelle grandi conche tirreniche lo studio Meteo-Corsera evidenzia l’esplosione delle giornate di caldo africano (sopra i 34-35 gradi) e delle notti supertropicali (minima costante sopra i 25 gradi), nelle città emiliane la criticità principale rilevata dai 9 parametri orari è l’assenza di escursione termica: la massa d’aria calda resta “imprigionata” tra le Alpi e gli Appennini per settimane, impedendo al territorio di raffreddarsi anche durante le ore della tarda notte. I capoluoghi emiliani non sono in cima per l’aumento assoluto dei picchi termici (dove primati e record spettano al Centro-Sud come Foggia e Roma), ma risultano tra i più penalizzati per la persistenza dell’afa, la mancanza di refrigerio notturno e le isole di calore urbano. La Pianura Padana paga la sua conformazione geografica che non perdona. E’ una vasta distesa pianeggiante all’interno della quale l’aria ristagna con più facilità, soprattutto quando la pressione atmosferica è alta. Le masse d’aria calda, una volta entrate, faticano a uscire, mentre il ricambio d’aria è minimo, soprattutto in assenza di venti significativi.
Da premettere che lo studio cinquantennale non misura la piacevolezza del clima in un singolo anno, ma l’impatto del cambiamento climatico e il grado di surriscaldamento/estremizzazione subito da ciascuna delle 108 città, considerando che il cambiamento climatico mostra due volti molto distinti a seconda dell’orografia e della latitudine, alle quali si aggiungono gli effetti critici sulle Alpi e nei mari italiani.
Le città più colpite
Il riscaldamento in tutti questi anni non è stato omogeneo. L’impatto urbano più severo si è avuto a Roma e Cremona. Roma è la prima metropoli per accelerazione delle ondate di calore (con le giornate di caldo africano passate da una media di 5-15 all’anno negli anni ’70/’80 a quasi 40 oggi). Subito dietro, Cremona svetta nella Pianura Padana come una delle città più penalizzate in assoluto a causa dell’effetto combinato di notti tropicali, ristagno di umidità e assenza di ventilazione. Al sud Foggia, Reggio Calabria, Napoli e Cagliari registrano i record italiani per notti supertropicali (in cui la temperatura non scende mai sotto i 24-25 gradi) e giorni di afa estreme. I picchi di riscaldamento medio si sono avuti a Sondrio (sulle Alpi) e a Milano evidenziano gli incrementi della temperatura media locale più netti nell’arco dei 50 anni (fino a +2,9 gradi per il capoluogo lombardo).
Lo scioglimento dei ghiacciai alpini
L’impatto del clima sulle Alpi è la manifestazione visiva più drammatica dei 50 anni analizzati. Gli effetti registrati sono stati tre: 1) la perdita di massa – i ghiacciai italiani hanno perso oltre il 30-40% della loro superficie dagli anni Settanta a oggi, con un’accelerazione spaventosa negli ultimi vent’anni. 2) l’innalzamento dello Zero Termico – Lo zero termico estivo è la quota sopra la quale la temperatura resta sotto lo zero. Ha superato a più riprese i 5.000 metri, portando a fusione anche i nevai perenni sulla cima del Monte Bianco o della Marmolada. 3) Il crollo della riserva idrica – meno ghiaccio e meno neve invernale significano una drastica riduzione delle portate estive dei grandi fiumi (il Po e Adige in primis), accentuando la risalita del cuneo salino nei delta ed esacerbando la siccità agricola.
Mari sempre più caldi e la tropicalizzazione del Mediterraneo
Il Bacino del Mediterraneo — compresi l’Adriatico e il Tirreno — è classificato dagli oceanografi come uno dei punti caldi del cambiamento climatico, scaldandosi a un ritmo fino al 20 per cento più rapido rispetto alla media mondiale. Quali sono le conseguenze? 1) Le ondate di calore: negli ultimi tre anni, la temperatura superficiale del Mare Nostrum ha sfiorato e spesso superato in estate i 29 e 30 gradi (valori tipici del Golfo del Messico o del Mar dei Caraibi). 2) L’impatto sulle coste: l’acqua di mare più calda immagazzina un quantitativo enorme di energia termica. Quando arrivano le prime correnti atlantiche o nord-orientali, questo surplus di calore evapora e genera la materia prima per temporali autorigeneranti, nubifragi orari imponenti e medicane (i cicloni di tipo tropicale che colpiscono le coste meridionali e ioniche) 3) Lo stravolgimento dell’ecosistema: il riscaldamento favorisce la proliferazione di specie alieno-tropicali (come il granchio blu o i pesci palla tossici) a scapito della fauna autoctona, compromettendo sia la pesca tradizionale che gli equilibri della bio-diversità marina costiera.
Le città più colpite dal cambiamento climatico (1975-2025)
Nello studio sulle città che hanno registrato i peggioramenti termici e la maggiore frequenza di eventi estremi nell’arco dei 50 anni sono: Foggia, prima in classifica per l’impatto e l’estremizzazione del caldo (con un aumento netto delle giornate afose e delle notti tropicali). Roma, Napoli e Cagliari tra i grandi centri urbani più penalizzati dall’aumento costante delle temperature medie e delle notti supertropicali. Milano al 10º posto per incremento termico netto (+2,9 gradi nel cinquantennio). Sondrio (3ª) e Sassari figurano tra i capoluoghi con l’impennata più rapida di riscaldamento d’alta quota e costiero. Ancona e le città della costa adriatica centrale registrano un impatto da surriscaldamento inferiore rispetto alle pianure interne del Mezzogiorno o alla Pianura Padana.






