CISGIORDANIA / Israele approva la confisca e la proprietà della terra presa ai palestinesi: “E’ del popolo ebraico”

Il governo israeliano ha approvato la registrazione della proprietà di terreni in Cisgiordania, un obbligo che non vigeva dall’occupazione del 1967 e che rischia di sottrarre un’ampia parte del territorio ai palestinesi. Secondo l’emittente israeliana Kan, la proposta è stata avanzata dal ministro israeliano della Giustizia, Yariv Levin, da quello delle Finanze, Bezalel Smotrich e da quello della Difesa, Yisrael Katz, che hanno emesso una dichiarazione congiunta dopo l’approvazione da parte del governo Netanyahu.

La decisione mira a “chiarire” i diritti di proprietà fondiaria nell’area e a ridurre le controversie legali, conferendo al ministero della Giustizia l’autorità di supervisionare questi terreni. Si tratta di “una risposta appropriata alle misure di insediamento illegale promosse dall’Autorità Palestinese nell’Area C, in violazione della legge e degli accordi”, si legge ancora nel testo. Secondo i ministri israeliani, quindi, il provvedimento consentirà di prevenire le violazioni palestinesi nell’area. Opposta la posizione dei critici, che sostengono come sia l’ennesima misura per legittimare l’appropriazione di terra da parte di Israele, i cui insediamenti e avamposti illegali erodono ogni giorno il controllo palestinese della Cisgiordania.

La registrazione dei terreni in Cisgiordania, occupata da Israele nel 1967 dopo la Guerra dei Sei giorni, era stata prevista nel 1949 durante il mandato britannico di Palestina e riguardava circa il 30 per cento della sua superficie. Di conseguenza, circa il 70 per cento della Cisgiordania è “completamente non registrato”, secondo alcuni esperti. Israele negli ultimi mesi ha accelerato l’approvazione dei piani di insediamento nei territori occupati palestinesi e accresciuto i poteri dell’autorità militare a discapito di quella palestinese, al fine di promuovere quella che gli analisti descrivono come “annessione de facto” della Cisgiordania.

Il ministro della Difesa Katz ha parlato di “una misura di sicurezza e di governo di base volta a garantire il controllo, l’applicazione della legge e la piena libertà di funzionamento dello Stato di Israele nell’area”. Da parte sua, il ministro delle finanze Smotrich ha affermato che la decisione consentirà agli israeliani si essere “responsabili della nostra terra”, facendo riferimento a un presunto diritto di Israele su quella che l’ala oltranzista del Paese chiama con il nome biblico, Giudea e Samaria. Alla fine dello scorso anno, il ministro aveva annunciato lo stanziamento di oltre 1,1 miliardi di shekel per finanziare la creazione di ulteriori insediamenti e l’espansione degli avamposti esistenti.

Una settimana fa il Consiglio ministeriale israeliano per gli Affari politici e di sicurezza ha approvato anche un pacchetto di misure volte ad espandere i poteri di controllo e supervisione israeliani alle aree classificate A e B secondo gli accordi di Oslo, con il pretesto di regolare le costruzioni e le violazioni idriche e di proteggere i siti archeologici e ambientali. Il Consiglio ha descritto queste decisioni come “le più importanti degli ultimi 58 anni”, sostenendo che esse sanciscono di fatto la sovranità di Israele sulla terra e affermano il “diritto del popolo ebraico ad essa”. Queste misure consentono demolizioni e confische di proprietà palestinesi in aree in precedenza sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, oltre a facilitare la costruzione di insediamenti e a espandere l’influenza israeliana sul territorio, nonostante la contraddizione con gli accordi di Oslo.

“Israele ha intensificato la confisca delle terre palestinesi attraverso ordini militari, raggiungendo livelli record nel 2025″, ha commentato ad Al Jaazera un’ong israeliana per i diritti, Bimkom, e ora “mette a sistema l’espropriazione delle terre palestinesi per promuovere l’espansione degli insediamenti israeliani e consolidare il regime di apartheid”. (In collaborazione con Euronews)

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