Per la prima volta dalla fondazione (settembre 2009) Il Fatto Quotidiano chiede fondi pubblici. Per fare fronte a una situazione di crisi. A dicembre 2025 la Società editrice ha presentato domanda per ottenere il contributo straordinario all’editoria che prevede un versamento pubblico di 10 centesimi per ciascuna copia venduta. Al Fatto spettano così 721mila e 968 euro, al netto delle tasse.
La novità è clamorosa: sotto la testata Il Fatto Quotidiano ha la scritta: “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. E questo è sempre stato un vanto del Direttore (dal 2015) Marco Travaglio. La notizia del cambio di rotta è stata data da un pezzetto sul giornale intitolato “Comunicato Seif” (Seif è l’Editore). Nel quale si dice che “il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito e che l’intenzione della Società Editoriale Il Fatto, qualora il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano, rimane quella di non percepirlo. E faremo di tutto perché sia così”.
Il comunicato spiega che Seif “è ben consapevole dell’importanza che riveste per Il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato ritenuto di predisporre la domanda per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale e pervenire eventuali situazioni di rischio”. Venti giorni fa Travaglio ha spiegato sul giornale che sarebbero state ridotte le pagine per contenere i costi e ha rivolto un appello ai lettori per raggiungere l’obiettivo dei 100mila abbonamenti digitali.
Il contributo statale per le copie vendute in tutto per il 2025 ammonta in totale a 65 milioni. Al Corriere della Sera sono stati assegnati 11 milioni 726mila euro, a Gedi di John Elkann, che sta vendendo la Repubblica e La Stampa, 6 milioni 528 mila, a Belpietro Edizioni 588mila, al Messaggero 482 mila, a Domani 124 mila, al Giornale 928 mila, al Sole 24 Ore 1 milione 478 mila. Al Gruppo Sae, che sta acquistando La Stampa, in tutto un milione e 660mila, divisi fra Sae Sardegna, Sae Emilia e Sae Toscana. (in collaborazione con professionereporter.eu)
