(PdA). Sabbia dorata, affollata. Una giovane donna si trascina vicino alla riva con le tre figliolette: porta un ombrellone, due piccoli canotti e un frigo portatile. Borse, secchielli e palette le bimbe. La donna, affaticata e sudata, cammina, per meglio dire arranca, vicino alla riva, diretta verso la spiaggia libera. Ancora 3-400 metri e avrebbe potuto impiantare l’ombrellone e godersi una giornata di mare con le figlie.
Passava con il suo carico di mamma davanti a centinaia di bagnanti – impegnati in stupidi giochi da spiaggia o in conversazioni banali e senza senso o a spalmarsi creme solari – senza che nessuno la degnasse di uno sguardo o pensasse di alleviarle la fatica di portare il frigo con dentro bevande per le figlie.
Soltanto un uomo, distinto e sorridente, le si avvicina. “Signora, dia a me, l’aiuto io”. Sul volto della donna – una maschera di sudore e fatica (la temperatura in quel momento segnava 37 gradi) – si è stampato un sorriso illuminante. “Grazie, grazie…”. Lo ripete più volte, non credeva ai suoi occhi.
Insieme, i cinque sopravvissuti all’indifferenza percorrono altre centinaia di metri, che sotto quel sole e in mezzo a quel carnaio sembravano chilometri. Finalmente la spiaggia libera. Anche piazzare l’ombrellone è stata una fatica, ma alla fine l’operazione giornata al mare è andata a buon fine.
La donna, finalmente contenta, non smette di ripetere: “Grazie, grazie. Italiani meravigliosi”. L’uomo, però, prima di ricevere un bacio di ringraziamento sulla guancia accompagnato dal sorriso delle bimbe, sente il dovere di precisare: “Signora, una volta lo eravamo” e torna a meditare sotto il suo di ombrellone.

Il turismo di massa che occupa ormai qualsiasi spazio e tempo della nostra estate, ci ha fatto diventare indifferenti, insensibili, refrattari, delle ombre che hanno trasformato le nostre belle spiagge in non-luoghi. Guardiamo il mare (alla fin fine è sempre quello), discutiamo di pizza e ristoranti, di spritz e mojito, e di fatti talmente banali che vengono spacciati per imprese eroiche, e non ci accorgiamo di chi ci passa davanti e ci chiede con lo sguardo un semplice aiuto che ci proietterebbe, anche se piccolo piccolo, nella civiltà di rapporti più umani.

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