Il sito professionereporter.eu, diretto da Andrea Garibaldi, pubblica un’ampia sintesi del Rapporto annuale dell’Agenzia di stampa Reuters sulle tendenze e previsioni dell’anno in corso per i media e la tecnologia. Al centro dell’indagine restano lo sviluppo e l’uso dell’Intelligenza Artificiale Generativa, oltre alle decisioni innovative che molti media internazionali stanno adottando per reagire a quella che, a tutt’oggi, sembra una predominanza sul giornalismo tradizionale.
Giornalismo 2026. Ci sono due fattori decisivi, due mine sotto il modo tradizionale di fare informazione. Ma ci sono anche le strategie per rispondere, resistere, e rilanciare. E c’è una sorpresa: da più parti qualcuno si sta stufando del dominio degli smartphone. Tutto questo è contenuto nel Report annuale della Reuters su “Media e tecnologia: tendenze e previsioni 2026”. Il curatore Nic Newman si è basato sulle interviste a 280 leader digitali provenienti da 51 paesi e territori, che ricoprono posizioni di rilievo (editoriali, commerciali o di prodotto) in case editrici tradizionali o nate nel digitale.
FATTORI SCONVOLGENTI. Il primo fattore decisivo è l’Intelligenza artificiale generativa, quella in grado di creare contenuti originali, non solo assembramento di dati, ma vere e proprie costruzioni senza intervento umano. Il secondo è la crescita dei “creatori” di contenuti e degli influencer, personalità singole che fanno informazione (non sempre) e vengono seguiti, a scapito dei media classici.
MOTORI DI RISPOSTA. C’è di più. I motori di ricerca si stanno trasformando in “motori di risposta” basati sull’Intelligenza artificiale. Google e compagni non indirizzano più le ricerche degli utenti verso i siti d’informazione, danno direttamente e sinteticamente soddisfazione ai quesiti. Conseguenza: gli editori prevedono un calo del traffico proveniente dai motori di ricerca di oltre il 40% nei prossimi tre anni. Questo si aggiunge ai cali del traffico verso i siti di notizie proveniente da Facebook (-43%) e X, precedentemente Twitter (-46%) negli ultimi tre anni.
TRE PROBLEMI. Poco più di un terzo (38%) del campione di redattori, amministratori delegati e dirigenti del settore digitale resta fiducioso sulle prospettive del giornalismo per l’anno in corso: un dato inferiore di 22 punti percentuali rispetto a quattro anni fa.
Tre le ragioni principali. *Prima. L’incertezza legata alla rapida adozione dell’AI. *Seconda. La sensazione che i media tradizionali stiano perdendo il contatto con alcune fasce della società: in particolare i giovani e i meno interessati alle notizie. Il timore è che questi gruppi sempre più si affidino ai social media e ai non giornalisti -creator e influencer- e a informazioni di bassa qualità o inaffidabili. Un recente sondaggio negli Stati Uniti ha rilevato che la maggior parte degli adolescenti ha un’opinione negativa dei giornalisti e associa il loro lavoro a parole come “falso”, “bugia” e “parziale”. *Terzo. Molti politici, imprenditori e celebrità ritengono di poter aggirare completamente i media tradizionali, concedendo interviste a podcaster o YouTuber a loro favorevoli. Alcuni politici etichettano il giornalismo tradizionale come “notizie false”.
LA RICETTA PER REAGIRE
Gli editori ancora fiduciosi affermano che sarà importante concentrarsi su un maggior numero di inchieste originali e reportage sul campo (+91 punti percentuali di differenza tra “più” e “meno”), analisi e spiegazioni contestuali (+82) e storie umane (+72). Al contrario, prevedono di ridurre il giornalismo di servizio (-42), i contenuti evergreen (-32) e le notizie generali (-38), che si ritiene saranno trattate dall’Intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, pensano che sarà importante investire in più video (+79), più formati audio (+71) come i podcast.
SCROLL DA ADULTI. Anche le fasce d’età più adulte si sono abituate a scorrere i contenuti video verticali: per questo motivo, editori come The Economist e la Bbc hanno inserito sempre più video nei propri siti web. Gran parte di questi contenuti ha una duplice funzione: alimentano anche piattaforme come TikTok, YouTube Shorts e Instagram Reels. A ottobre, il New York Times ha aggiunto un feed di video verticali selezionati, che include notizie, opinioni e contenuti provenienti da tutte le sue sezioni lifestyle, all’interno di una nuova scheda dedicata sulla sua app. Questo rinnovato interesse per i video di breve formato è in parte motivato dalle potenziali opportunità pubblicitarie. Il Washington Post ha annunciato che seguirà l’esempio, insieme a numerose altre testate giornalistiche.
PREZIOSI E UNICI. “La migliore risposta del giornalismo è raddoppiare gli sforzi su ciò che ci rende preziosi e unici -afferma Taneth Evans, responsabile del digitale presso il Wall Street Journal- La risposta alla AI è probabilmente concentrarsi su un giornalismo che non può essere facilmente riassunto nei tre punti elenco”.
INCENTIVARE I RICAVI. Fra le previsioni di possibili ricavi acquistano importanza gli eventi dal vivo (54%). Restano considerate decisive le sottoscrizioni (dal 76 per cento degli intervistati), la pubblicità display (68), la pubblicità nativa, che usa lo stesso linguaggio del media che la ospita (64).
SPREMERE LE PIATTAFORME. Ma la più significativa nuova opportunità di crescita potrebbe venire dal pagamento da parte delle piattaforme per i contenuti che riprendono dai media (37%), tramite licenze o altri approcci.
Sono stati conclusi diversi nuovi accordi tra OpenAI e importanti editori come il Guardian, lo Schibsted Media Group e Axios, mentre altri hanno scelto la via delle cause legali. I termini degli accordi sono sempre un po’ circondati da mistero: alcuni prevedono la concessione in licenza dei contenuti, altri si concentrano sulla condivisione dei ricavi, sulla visibilità, sull’innovazione o sull’accesso alla formazione. Tuttavia, solo il 20% degli intervistati si aspetta che questa diventi una fonte di reddito significativa e una percentuale uguale non si aspetta nulla. La metà (49%) si aspetta un contributo minimo.
NATO PER LE NOTIZIE. L’ex dirigente di Google, Madhav Chinnappa, ha sostenuto l’idea di una “NATO per le notizie” in cui gli editori collaborano per ottenere un prezzo equo per i loro contenuti.
APPROCCIO AUTOMATICO. Alcuni editori si affidano deliberatamente all’Intelligenza artificiale. Newsquest, un importante editore regionale del Regno Unito, ha creato più di 30 “reporter assistiti dall’AI” per le sue testate, personale dotato di uno strumento di AI chiamato News Creator per redigere articoli – fino a 30 al giorno – che vengono poi controllati e integrati. Velora Cycling è una redazione composta da una sola persona che fornisce notizie e dati specializzati che in precedenza avrebbero richiesto un team numeroso. Le notizie vengono selezionate da diverse fonti, con l’AI che gestisce le bozze, seleziona le immagini, etichetta i contenuti, genera post per i social media e aiuta con il fact-checking. Questi approcci a basso costo probabilmente si diffonderanno quest’anno, soprattutto in aree specialistiche e anche nel giornalismo locale.
DOPO L’OMICIDIO. Il New York Times utilizza regolarmente l’AI per vagliare enormi quantità di informazioni in qualsiasi formato (testo, video, PDF). Quando Charlie Kirk fu assassinato, trascrisse rapidamente migliaia di podcast e video per identificare lo stile di dibattito e le narrazioni che avevano costruito il suo movimento. Indagini simili in passato avevano richiesto un anno o più per essere completate. Questa volta ci sono volute due settimane.
TENSIONE AL CONFINE. In un contesto di crescente tensione al confine tra Russia e Finlandia, Helsingin Sanomat, in Finlandia, sta implementando “micro-automazioni” basate sull’AI per fornire ai giornalisti informazioni più accurate in tempo reale. I bot di HS Watchdog sono in grado di scandagliare canali Telegram pubblici e altro materiale in lingua russa, avvisando i giornalisti degli sviluppi in corso.
SETTORE FINANZA. L’agenzia di stampa Reuters ha sviluppato uno strumento di Intelligenza artificiale (FactGenie) per velocizzare la diffusione di notizie dell’ultima ora ai clienti del settore finanziario, estraendo automaticamente i dati chiave dai comunicati stampa e consentendo ai giornalisti di verificarli rapidamente. Lo strumento è utilizzato da 150 giornalisti in tutto il mondo e ha dimezzato il tempo medio necessario per l’invio di comunicazioni non aziendali. In Norvegia, un organo di informazione locale, iTromsø, ha sviluppato uno strumento di intelligenza artificiale (Djinn) che analizza documenti e archivi governativi, portando a numerosi scoop.
PRESENTATORI SINTETICI. Bbc ha sperimentato presentatori sintetici, in ambito audio. L’emittente ha recentemente testato notiziari audio quotidiani sul calcio per diverse squadre di alto livello, tra cui Newcastle e Liverpool. Ciascuno di essi utilizzava un accento regionale personalizzato. Bbc afferma che il costo di un prodotto simile per ogni club della Premier League, utilizzando metodi tradizionali, sarebbe proibitivo.
Un editore finlandese sta pianificando un modello radicalmente nuovo per il 2026, basato sulla gamification e ispirato all’app per l’apprendimento delle lingue Duolingo. Parte dell’idea è quella di coinvolgere e incentivare la comunità non solo a leggere le notizie, ma anche a parteciparvi attivamente. Stelle o token possono contribuire a sconti o altri vantaggi.
POSTI DI LAVORO. Circa un intervistato su sette (16%) afferma di aver leggermente ridotto il personale con l’introduzione dell’AI, ma un ulteriore dieci per cento (9%) ha creato nuove posizioni/aumentato i costi.
SBOBBA DIGITALE. Le piattaforme si stanno liberando di moderatori e verificatori di fatti umani, sotto la pressione di Donald Trump, che li considera “censori” che tentano di soffocare la libertà di parola.
Immagini e video manipolati dall’Intelligenza artificiale (“AI slop”) sono stati una caratteristica di numerose campagne elettorali in Asia, America Latina ed Europa nel corso del 2025. Alle elezioni olandesi di ottobre, il leader di destra Geert Wilders ha inaugurato la sua campagna con un video generato dall’IA che raffigurava un futuro Paese olandese governato dalla Sharia.
Pochi giorni prima delle elezioni presidenziali irlandesi, un video falso della vincitrice finale, Catherine Connolly, è circolato sui social media, in cui annunciava il suo ritiro dalla corsa elettorale. Stanno inoltre emergendo prove che gruppi filo-russi hanno fatto ampio uso dell’AI nelle elezioni moldave e tedesche. In Francia, il giornalista Jean-Marc Manca ha identificato più di 4.000 siti web di notizie false, alimentati da Gen AI, che a suo dire sono stati creati per manipolare gli algoritmi di Google.
PERSONALITA’ DI SPICCO. Quattro intervistati su dieci (39%) temono di perdere i migliori talenti editoriali a favore dell’ecosistema dei creatori, che offre maggiore controllo e potenzialmente maggiori guadagni. Sta così sfumando il confine tra creator, giornalisti e aziende mediatiche. Anche se i primi non necessariamente utilizzano il metodo giornalistico, basato su fonti, verifiche, contestualizzazioni. Afferma Maria Lorente Estrada, caporedattrice di Afp per l’America Latina: “Anziché vederli come concorrenti, stiamo imparando dalla agilità dei creator e sperimentando formati più incentrati sulla personalità, narrazioni dietro le quinte e proposte di valore più chiare”.
OPINIONI PIU’ CHE ALTRO. Il nostro recente rapporto di ricerca “Mapping News Creators and Influencers across 24 Countries” ha evidenziato quanto i contenuti dei creator siano incentrati sull’opinione, piuttosto che sulle notizie. Molti dei creator più popolari si dedicano a commenti di parte e, a differenza delle istituzioni giornalistiche, non hanno alcun obbligo di riportare le notizie in modo equo e accurato, anche se molti ci provano.
TALENTI CHIAVE. Tre quarti degli editori intervistati (76%) hanno affermato che quest’anno cercheranno di far sì che i giornalisti si comportino di più come creatori di contenuti. Wired, ad esempio, ha definito una strategia per trasformare i suoi autori più noti in “personalità di piattaforma”, dai video verticali su TikTok e Instagram agli eventi dal vivo. Il New York Times ha messo in primo piano i volti dei suoi corrispondenti sulla sua homepage. The Economist, che per anni ha evitato le firme, ha cambiato approccio in alcuni ambiti, mettendo in mostra i talenti chiave attraverso podcast e newsletter.
Un altro rischio significativo è che, aiutando i giornalisti a costruire il proprio profilo indipendente, si possa infondere loro la fiducia necessaria per andarsene, portando con sé i propri follower. Dave Jorgenson, il responsabile TikTok del Washington Post, ha lavorato per l’azienda per otto anni, vincendo numerosi premi, prima di mettersi in proprio. Quasi da un giorno all’altro, la portata del canale YouTube “Universe” del Post, che ospitava i suoi video, è crollata, superata dalla nuova iniziativa di Jorgenson, LNI (Local News International).
GAMING E FINANZA. Un secondo approccio, perseguito da diverse testate giornalistiche, consiste nell’assumere giovani creator che sappiano come confezionare i contenuti per piattaforme come TikTok e Instagram Reels.
Dmg New Media è una nuova unità del Daily Mail composta da circa 60 giovani creator, designer e video editor. L’unità ha il compito di costruire un pubblico attraverso gli account social del gruppo, ma ha anche lanciato canali verticali per l’intrattenimento, il gaming e la finanza. L’obiettivo è generare profitti a livello globale attraverso sponsorizzazioni e contenuti brandizzati.
Cnn Creators è un nuovo marchio che verrà lanciato ufficialmente nel 2026, un tentativo di catturare l’informalità e il tono che funzionano con il pubblico più giovane, sia in televisione che sui social media. Il progetto prevede un ingente investimento in uno studio appositamente costruito a Doha, in Qatar, progettato per facilitare la creazione collaborativa e spontanea di contenuti. L’attenzione sarà focalizzata su argomenti come tecnologia, arte, sport, cultura e tendenze sociali.
NON PROFESSIONISTI. Un diverso tipo di partnership – anch’essa basata sulla condivisione dei ricavi – è il progetto Ripple del Washington Post. Il Post offre agli autori, inclusi i collaboratori indipendenti, l’opportunità di pubblicare i propri articoli sul suo sito web e sulla sua app, separatamente dalla sezione opinioni già esistente. Nel tempo, il Post intende estendere l’iniziativa anche ai non professionisti, con il supporto di uno strumento di Intelligenza artificiale che aiuta a trasformare testi grezzi in articoli giornalistici coinvolgenti.
NEWS LETTER. Un tempo considerato un rifugio per i singoli creatori, Substack sta diventando sempre più uno strumento per i brand di informazione, che lo utilizzano come metodo rapido per testare nuove proposte e scomporre i contenuti. Alphaville, la sezione del Financial Times dedicata ai creatori, ha lanciato una newsletter gratuita su Substack, non in sostituzione del blog esistente, ma come ulteriore strumento per distribuire i propri contenuti e raggiungere un pubblico più ampio. “L’articolo come lo conosciamo non esiste più”, afferma Gard Steiro, caporedattore del quotidiano norvegese VG.
VITA REALE. Queste sono le tendenze. ma sta succedendo anche altro. Cresce più o meno sotterraneamente il desiderio di allontanarsi dalla tecnologia e trascorrere più tempo nella vita reale. Le vendite di telefoni cellulari “stupidi”, con schermi piccoli in grado di gestire solo messaggi semplici, sono in aumento. Il Light Phone è progettato per bloccare i feed di scorrimento. Alcuni locali notturni e concerti confiscano gli smartphone all’ingresso come condizione per l’accesso, oppure richiedono che degli adesivi coprano la fotocamera.
Più in generale, ci sono segnali di un cambiamento nell’opinione pubblica, con una maggiore consapevolezza dei potenziali danni dei dispositivi mobili e dei social media. Sono prevedibili maggiori restrizioni sull’uso degli smartphone nelle scuole e tutti gli occhi saranno puntati sull’impatto del divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni in Australia, dove persino molti degli adolescenti interessati hanno accolto con favore la misura.
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