TRUMP rinvia la distruzione della civiltà iraniana / Catene umane davanti a ponti, stazioni e centrali elettriche

La distruzione della civiltà persiana, voluta da Donald Trump, è stata rinviata di due settimane. E’ la notizia dell’ultimora che lascia presagire uno sblocco nella difficile trattativa di pace avviata dal Pakistan. L’Iran avrebbe accettato alcune condizioni poste dalla Casa Bianca, ma resta sempre inpiedi la richiesta dell’apertura dello Stretto di Hormuz al traffico delle petroliere.

Che cosa aveva detto il presidente degli Stati Uniti? “Stanotte una civiltà intera morirà, per non rinascere mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà”. Il presidente americano Donald Trump ha diffuso sul suo social Truth, il messaggio più catastrofico dall’inizio della guerra all’Iran, appoggiata da Netanyahu,  se non verrà riaperto lo Stratto di Hormuz e se lo stesso Iran non accetterà la condizioni americane.

La Casa Bianca ha promesso di distruggere “ogni ponte, ogni centrale elettrica e ogni infrastruttura energetica” nel giro di quattro ore.”  In queste ore le forze statunitensi hanno già iniziato a colpire decine di obiettivi militari sull’isola di Kharg, l’hub attraverso cui passa la quasi totalità delle esportazioni petrolifere iraniane.

Il vicepresidente Vance – parlando a Budapest dove è arrivato per sostenere Orban nelle elezioni politiche del 14 aprile – ha però cercato di contenere la portata dei raid: “Non colpiremo infrastrutture energetiche finché gli iraniani non presenteranno una proposta accettabile, o non ne presenteranno nessuna.” Un funzionario americano ha precisato a Reuters che i raid hanno preso di mira obiettivi militari già colpiti in precedenza, senza toccare le infrastrutture petrolifere. “Sono riattacchi”, ha detto. Vance ha aggiunto di essere “fiducioso” che si arrivi a una risoluzione positiva.

I Pasdaran non sembrano però, almeno per ora, disposti a tendere la mano a Washington. In un comunicato diffuso dall’agenzia IRNA, le Guardie Rivoluzionarie hanno avvertito che se gli Stati Uniti colpiranno le infrastrutture civili iraniane, Teheran “danneggerà le infrastrutture americane e dei suoi partner, privandoli di petrolio e gas nella regione per anni.” Il comunicato ha aggiunto che l’Iran ha finora esercitato “grande moderazione per buon vicinato”, ma che “tutte queste considerazioni potrebbero ora essere cancellate.”

L’Iran ha anche dichiarato di aver rifiutato una proposta di tregua temporanea trasmessa tramite intermediari. Per accettare qualsiasi accordo, Teheran chiede la fine permanente della guerra, la revoca delle sanzioni, la ricostruzione dei siti distrutti e un nuovo meccanismo di gestione dello Stretto di Hormuz, che l’Iran considera sotto la sua sovranità, con pedaggi per le navi di passaggio. Trump, al contrario, chiede che l’Iran rinunci alle armi nucleari e riapra il canale senza condizioni.

Immagini e video provenienti dai media di Stato iraniani mostrano cittadini in protesta davanti a centrali elettriche e ponti all’interno del Paese. In un video diffuso dall’agenzia di stampa Fars, si vedono civili sventolare una grande bandiera iraniana sul Pol Sefid, ponte ad Ahwaz, nel sud-ovest dell’Iran. Un’altra immagine mostra diversi cittadini in piedi, all’esterno della centrale elettrica Shahid Rajaee, vicino a Teheran. In un terzo scatto una fila di persone è riunita nei pressi della centrale di Tabriz, nella zona nord del paese. Le manifestazioni si svolgono dopo che Alireza Rahimi, funzionario iraniano, ha invitato i giovani a formare “catene umane” intorno alle infrastrutture che potrebbero essere prese di mira dai prossimi attacchi americani e israeliani, come minacciato dal presidente Usa Donald Trump.

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