È morto a 86 anni Francesco Guccini, il ‘Maestrone’ della musica italiana. Cantautore, attore e scrittore era nato a Modena nel 1940. La notizia della morte, avvenuta nella sua Pavana, è stata resa nota dalla famiglia. “Nel rispetto delle sue volontà le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata”, informano.

Con lui scompare – scrive Gianmarco Aimi su Rolling Stone – uno dei più grandi cantautori italiani, ma anche uno scrittore, un narratore e un intellettuale che per oltre mezzo secolo ha attraversato la cultura del nostro Paese senza rinunciare alla propria indipendenza. Autore di classici come Dio è mortoLa locomotivaL’avvelenataCanzone per un’amicaEskimo e Cyrano, Guccini ha trasformato la canzone d’autore in uno strumento per raccontare la storia, la politica, la provincia, la memoria e le contraddizioni dell’Italia. Dopo l’addio ai concerti e alla discografia, aveva continuato a scrivere libri, pubblicandone ventisei tra il 1989 e il 2020, spesso insieme a Loriano Macchiavelli. «Non mi manca scrivere canzoni, perché scrivo libri. È un altro modo di scrivere, ma è sempre scrittura», raccontava nel 2018, spiegando come la lettura – nonostante i problemi alla vista – fosse rimasta il centro delle sue giornate grazie agli audiolibri. «Le mie giornate le passo leggendo, anzi facendomi leggere», diceva allora.

Mai separato dall’impegno civile, Guccini ha sempre rivendicato una sensibilità di sinistra, pur definendosi più volte un anarchico di matrice liberale. Nel 2004 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi lo aveva nominato Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Negli ultimi anni aveva continuato a interrogarsi sul presente anche attraverso le interviste. A Rolling Stone aveva riflettuto sul destino della canzone d’autore, osservando amaramente che «hanno dimenticato le canzoni per strada», e ribadito con schiettezza la propria visione politica: «Chi dice che destra e sinistra sono uguali di solito è di destra». Le sue condizioni di salute, già precarie negli ultimi anni, sono precipitate nella serata del 5 agosto. In una nota la famiglia ha fatto sapere che, nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno «nei prossimi giorni e in forma strettamente privata», chiedendo che il dolore possa essere vissuto «nella più stretta intimità». Per permettere a chi lo ha amato di salutarlo, nel mese di settembre sarà organizzata una cerimonia commemorativa.

CIRANO

IL TESTO

Venite pure avanti voi con il naso corto
signori imbellettati, io più non vi sopporto
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perché con questa spada vi uccido quando voglio

Venite pure avanti poeti sgangherati
inutili cantanti di giorni sciagurati
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
godetevi il successo, godete finché dura

ché il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe
io sono solo un povero cadetto di Guascogna
però non la sopporto la gente che non sogna
gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti
venite portaborse, ruffiani e mezze calze
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese
non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco

e al fin della licenza io non perdono e tocco
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
ma dentro di me sento che il grande amore esiste
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi
a parlarle non riesco, le parlerò coi versi
le parlerò coi versi

Venite gente vuota, facciamola finita
voi preti che vendete a tutti un’altra vita
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
le verità cercate per terra da maiali
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti
ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
ma in questa vita oggi non trovo più la strada
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo
dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto
non ridere, ti prego, di queste mie parole
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
se mi ami come sono per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo, Cirano

 

DIO E’ MORTO

 

 

LE REAZIONI

“Addio e grazie di tutto”. ‘Perchè è venuto ormai il momento di negare Tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura Una politica che è solo far carriera Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto E un dio che è morto Nei campi di sterminio, dio è morto Coi miti della razza, dio è morto Con gli odi di partito, dio è morto’”. Così Nicola Zingaretti (Pd) sui social.

“Quel giorno è arrivato e così le nostre lacrime, le lacrime di Bologna e dell’Italia intera. Per noi sei stato un compagno di strada, una coscienza critica, una presenza, un amore, la rabbia e la rivolta, una piazza piena, sei stato il sapore della terra e delle radici, il sogno, la musica, la potenza della parola, la nostalgia, il desiderio. L’amicizia. A tutta la famiglia di Francesco Guccini esprimo l’immenso cordoglio mio e della città di Bologna”. Lo scrive sui social Matteo Lepore, sindaco di Bologna, alla notizia della morte di Francesco Guccini, aggiungendo in calce alcune strofe del brano ‘Cirano’.

È scomparso un “grande artista. Un protagonista della vita culturale del Paese. Profondamente legato a Bologna ed al nostro Appennino. Nelle occasioni di incontro che abbiamo avuto ho conosciuto una personalità di grande intelligenza e umanità. Tutte le mie condoglianze alla moglie, alla figlia, a tutta la sua famiglia”, afferma Andrea De Maria, deputato Pd.

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