L’avanzata della Destra filonazista in Germania non si arresta, ma questa volta con una sorpresa dal campo opposto con la sinistra radicale di Die Linke che ha conquistato la città-stato di Berlino. Dopo il crollo in Sassonia-Anhalt, dove il 6 settembre l’estrema ha sfiorato la maggioranza assoluta, la Cdu del cancelliere tedesco Friedrich Merz ha subito oggi un’altra sconfitta, sia nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore da parte dell’Afd, sia nella città-stato di Berlino a opera però di Die Linke, partito di sinistra radicale, con la candidata Elif Eralp, figlia di due sindacalisti turchi, che qualcuno già accosta al sindaco di New York, Zohran Mamdani. Nell’uno e nell’altro caso a uscire battuta è la Cdu, il partito conservatore del cancelliere Merz, il quale, pur ammettendo “il disastro elettorale” ha già fatto sapere che non lascerà l’incarico, sebbene il suo indice di gradimento sia crollato al 10 per cento.

Secondo le proiezioni pubblicate alle 19. 30 a Berlino, Die Linke (nata da una costola della socialdemocratica Spd) si colloca al 25% delle preferenze, con una crescita di oltre 12 punti rispetto alle ultime consultazioni, la Cdu scende di oltre otto punti al 20% i Verdi al 14,9% l’Afd al 15% e l’Spd al 12%

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, uno dei 16 Stati federali tedeschi con una popolazione di un milione e 600mila abitanti, Alternative für Deutschland (Afd) si attesta al 37,7%, crescendo di 21 punti percentuali, arrivando a distanziare di  un punto e mezzo l’Spd, ferma a circa il 36%, Die Linke al 6,2% i Verdi al 5,5%. Crollo di oltre 8 punti per la Cdu che però riuscirebbe ad entrare nel parlamento del Land. Non ce la farebbe invece al partito rossobruno di Sarah Wagenknecht, il BSW, che si fermerebbe al 4,8%. Nonostante il risultato del 37-38%, l’Afd non dovrebbe riuscire a formare un governo, anche se il co-leader del partito, Tino Chrupalla, ne rivendica il diritto. Spd, Linke e Verdi dovrebbero aver i voti necessari per ottenere la maggioranza dei seggi ed escluderla.

LA SINISTRA VINCE NELLA CITTA’-STATO DI  BERLINO

Il risultato politico più clamoroso – anche per il tema che ha accompagnato la campagna elettorale ovvero il problema dei costi esorbitanti delle abitazioni – è il successo di Die Linke, già visibile nella crescita costante nei sondaggi degli ultimi mesi. Per la prima volta il raggruppamento radicale potrebbe diventare il primo partito della capitale tedesca, soprattutto sul problema della casa, che un tempo Berlino aveva saputo contenere contrastando le grandi concentrazioni immobiliari del Paese (alcuni colossi sono proprietari di centinaia di migliaia di appartamenti) e garantendo quindi prezzi accessibili alle abitazioni. Le elezioni berlinesi segnano una svolta per Die Linke, partito di estrema sinistra che promette misure drastiche per risolvere la crisi abitativa nella capitale tedesca, tra cui, appunto, l’espropriazione degli appartamenti in mano ai grandi gruppi immobiliari, che si oppone ai grandi gruppi economici, rifiuta gli aiuti militari all’Ucraina e che auspica l’uscita della Germania dalla Nato. Die Linke è un membro fondatore del partito della Sinistra Europea, ed è il terzo più grande nel gruppo della Sinistra al Parlamento europeo.

Il merito di questa affermazione è in buona parte della candidata Elif Eralp, 45 anni, figlia di due sindacalisti turchi, che qualcuno già accosta al sindaco di New York, Zohran Mamdani. La quarantacinquenne ha concentrato la sua campagna su uno dei temi più sentiti dalla popolazione: i prezzi spropositati raggiunti dalle abitazioni in una città che, fino a non molto tempo fa, aveva un costo della vita piuttosto basso rispetto ad altre grandi capitali europee.

Nel suo programma radicale e redistributivo, Eralp si concentra anche su asili gratuiti e pasti calmierati a chi non se lo può permettere. Con il voto del Parlamento, potrebbe diventare così la prima sindaca di Die Linke e la prima sindaca figlia di immigrati a Berlino. Intanto si è imposta su tutti con quasi il 26% (al di sopra anche delle aspettative), superando di oltre il 10% i neonazisti dell’Afd. “Care berlinesi e cari berlinesi – ha detto dopo la diffusione degli exit poll e delle prime proiezioni – oggi cambiamo la nostra città. Abbiamo scritto la storia oggi a Berlino. Il segnale dell’amore e della giustizia hanno vinto contro l’odio” ha esultato Eralp che ha così ridato ossigeno e speranza alla democrazia tedesca.

A tirare la volata alla sinistra ha contribuito anche la vasta mobilitazione filopalestinese tra i giovani e non va dimenticato che tra i 2,5 milioni di cittadini chiamati alle urne ci sono stati, per la prima volta, i sedicenni e diciassettenni (votavano per la prima volta), tra i quali il sostegno per la ‘Linke’ è altissimo. L’affluenza alle urne a Berlino ha raggiunto, infatti, quasi il 60 per cento, in forte aumento di 9,4 punti rispetto alla precedente elezione del 2023. Anche alle regionali nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore si è registrata un’elevata affluenza.

A Berlino, la vincitrice dovrà ora cercare almeno due partner di coalizione, probabilmente i Verdi e il Partito Socialdemocratico (Spd), ma il significato politico della consultazione resta quello di un forte impatto sulla politica nazionale. Il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) che si avvia a raddoppiare il risultato ottenuto nelle elezioni del 2023 (ottenne il 9,1% dei voti), non ha alcuna possibilità di formare un governo.

IL CANCELLIERE MERZ RESISTE

In un discorso tenuto pochi minuti dopo i primi exit poll, il cancelliere  Friedrich Merz ha definito l’esito elettorale “un disastro” per il suo partito, la Cdu, assumendosene tutta la responsabilità. Il Cancelliere ha tuttavia per il momento escluso la possibilità di dimettersi, promettendo di accelerare le riforme in qualità di leader della Cdu e di capo del governo federale.

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