Luca Carleo, ex direttore generale di Ops e responsabile vicario di Futuro Nazionale, partito di estrema destra di Roberto Vannacci, è stato arrestato con l’accusa di frode da 30 milioni di euro sul mercato finanziario. L’indagine, condotta dal nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, coinvolge 35 persone e tre società. Carleo e Ciro Di Meglio sono accusati di manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza e frode. L’arresto è stato disposto dalla gip del Tribunale di Milano. L’avvocato di Carleo ha annunciato di presentare ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
L’inchiesta vede coinvolto anche Luca Carleo, che pochi giorni prima delle perquisizioni era stato nominato responsabile vicario per la Lombardia di Futuro Nazionale, il movimento politico di Roberto Vannacci, incarico dal quale si era poi dimesso. Secondo quanto riferito a luglio dai pm, sia Carleo sia Di Meglio avrebbero ricevuto da Orion Capital numerosi bonifici privi, secondo l’accusa, di una ragione economica o di adeguata giustificazione.
Le attività di indagine, anche con la collaborazione della Consob, avrebbero evidenziato condotte illecite finalizzate a sottoscrivere fittizi aumenti di capitale, drenare liquidità dalle società quotate, raccogliere fondi anche attraverso l’ottenimento di finanziamenti garantiti dallo stato per destinarli a fini diversi da quelli indicati nel contratto di finanziamento, frodare il mercato finanziario attraverso l’utilizzo distorto dello strumento dei ‘Prestiti obbligazionari convertibili’ non standard (Poc), per oltre 30 milioni di euro. In merito a quest’ultima condotta, le società quotate, anche al fine di posticipare il gravissimo stato di dissesto in cui versavano, hanno stipulato dei contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità fornita, avrebbe ottenuto un quantitativo di azioni corrispondenti all’importo del prestito erogato (nonché ingenti commissioni pari al 5% del prestito). È stato tuttavia accertato che in realtà il sottoscrittore era una società italiana le cui quote sono state oggetto di sequestro e che la liquidità così ottenuta proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato nonché dalle medesime società quotate.
Giornali e quotidiani online potranno continuare le pubblicazioni
Sono i giornali a rappresentare ancora il patrimonio più concreto di OPS Retail. Il gruppo controlla 58 testate locali cartacee (tra cui Il Canavese , La Nuova Periferia, Giornale di Lecco, Novara Oggi…), con una tiratura settimanale complessiva dichiarata superiore alle 500mila copie, più di 50 quotidiani online e oltre 600 autori impegnati nella produzione di contenuti. Numeri aziendali che indicano comunque la dimensione del problema. Sotto la società quotata ci sono giornali diffusi in Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Toscana. Ci sono redazioni che seguono consigli comunali, ospedali, scuole, imprese, incidenti, tribunali e associazioni.
Un mondo in crisi? Sì. E infatti il 28 febbraio 2025 DMedia Group, società interamente controllata da OPS Retail e capogruppo delle attività editoriali, ha avviato una composizione negoziata della crisi insieme alle controllate Media (In) e Publi (In). L’obiettivo era ridurre il debito, integrare le strutture e riportare le attività a una marginalità sufficiente per generare cassa e pagare i creditori. Nell’agosto 2025 è stato raggiunto un accordo sindacale per l’uscita volontaria di 19 dipendenti di DMedia e Publi (In). Il piano di risanamento dipendeva anche da una transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate e dall’arrivo di nuova liquidità da parte della capogruppo. Nel marzo 2026 l’Agenzia delle Entrate ha però respinto la proposta.
Il 17 luglio, dodici giorni prima dell’intervento della Guardia di finanza, DMedia Group, Media (In) e Publi (In) hanno quindi presentato al Tribunale di Lecco una domanda di ammissione al concordato preventivo in continuità aziendale. Il concordato in continuità non significa chiusura immediata. Le tre società editoriali chiedono di continuare l’attività mentre tentano di ristrutturare il debito sotto il controllo del Tribunale. I giornali possono quindi continuare a essere pubblicati, la pubblicità può essere raccolta e le redazioni possono lavorare. La continuità, però, deve essere finanziata. L’operazione della Finanza non ha sequestrato, infatti, i giornali. Non risultano sigilli alle redazioni, alle tipografie o alle testate. Il provvedimento riguarda partecipazioni societarie e somme di denaro. Questo significa che le pubblicazioni possono proseguire. Il problema è capire per quanto tempo e con quali risorse.
Al 31 maggio 2026 il gruppo OPS Retail dichiara 14,56 milioni di euro di debiti fiscali scaduti, principalmente per Iva e ritenute, e altri 5,62 milioni di debiti commerciali scaduti. Oltre 20 milioni di euro già scaduti, contro disponibilità liquide consolidate pari a circa 1,18 milioni di euro. Una cifra che comprende, inoltre, 350 mila euro ottenuti dalla vendita di un immobile a Rho e depositati su un conto vincolato, destinato alla procedura e ai creditori.
Un gruppo editoriale in concordato deve pagare stipendi, collaboratori, carta, stampa, distribuzione, fornitori informatici e affitti. Deve continuare a raccogliere pubblicità e convincere i fornitori a concedere credito. Deve soprattutto dimostrare al Tribunale che la prosecuzione delle attività produrrà più valore di una liquidazione. L’inchiesta rende questa operazione ancora più complicata. Se gli amministratori chiamati a garantire nuova liquidità sono destinatari di richieste cautelari, se le partecipazioni vengono sequestrate e se il principale strumento finanziario viene indicato dalla Procura come il mezzo di una presunta frode, resta una domanda inevitabile: chi finanzierà adesso la continuità dei giornali? Le possibilità sono diverse.
Le testate potrebbero continuare a uscire sotto gli attuali assetti, ma con controlli più rigidi e ulteriori tagli. Potrebbe entrare un nuovo investitore. I giornali potrebbero essere venduti singolarmente o suddivisi per aree geografiche. Alcune redazioni potrebbero essere accorpate e le edizioni meno redditizie ridotte o trasformate in prodotti prevalentemente digitali. Difficile pensare che, dopo il concordato e questa inchiesta, l’intero gruppo editoriale possa continuare esattamente come prima. Alcune testate, soprattutto quelle con una raccolta pubblicitaria locale consistente e un forte radicamento territoriale, potrebbero avere un valore autonomo e trovare compratori anche al di fuori della galassia OPS. Quelle più deboli rischiano invece di essere accorpate, ridimensionate o chiuse. L’inchiesta non ha spento i giornali. Ha però reso molto più difficile trovare il denaro necessario per tenerli accesi. Nei prossimi mesi si capirà quali testate potranno sopravvivere, quali saranno vendute e quali rischiano di sparire.






